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CHIASSO
28.09.2018 - 12:150
Aggiornamento : 14:28

Agitazione al Palapenz: «Polizia brutale, preso per il collo e sbattuto contro un muro»

La versione dell'operatore di ForumAlternativo portato via con la forza dai poliziotti durante la serata informativa: «Ecco cosa è accaduto dopo quella foto»

CHIASSO - Un "dietro le quinte" ancora più animato sembra aver caratterizzato la già agitata serata informativa del 25 settembre scorso sul futuro Centro federale d’asilo a Novazzano. A raccontarlo è il ForumAlternativo tramite le parole di un suo operatore, presente all'appuntamento di martedì sera al Palapenz di Balerna. È l'uomo nella foto - che ha già fatto il giro dei media - dove è ritratto mentre viene trasportato con la forza da due agenti di polizia.

Quello che è successo fino al momento immortalato dallo scatto è noto. Dal pubblico si sono sollevate diverse voci anti-razziste. Diverse interruzioni hanno portato la polizia ad allontanare alcune persone. Ciò che l'operatore però contesta sono i modi usati per questa "evacuazione". Che a un certo punto della serata lo hanno riguardato personalmente.

«Vengo preso di forza da due agenti che mi trascinano fuori. La forza è tale che quasi non riesco a fare dei passi», racconta in una lunga lettera diffusa dal ForumAlternativo della quale riportiamo solo alcuni estratti. Il motivo di tale trattamento sarebbe da attribuire a diversi fattori. Da una parte - secondo le sue parole - non erano gradite le riprese, dall'altra avrebbe in qualche modo infastidito il suo continuo contestare la brutalità degli agenti.

«Mentre attendo di riavere i miei documenti - prosegue - faccio presente all’agente che mi sorveglia a vista che devo terminare il mio lavoro. Insisto. L’agente probabilmente pensa che debba mettere a frutto le ore di allenamento per i suoi addominali e pettorali. Dunque si avvicina e con un colpo di petto mi sbatte contro il muro. Io non reagisco e lui lo fa di nuovo e di nuovo».

L'operatore, intanto, assiste a scene analoghe: «Una ragazza è trascinata fuori. Un poliziotto la tira a destra per il braccio, l’altro agente la tira a sinistra. Lei è sofferente e io intervengo. Chiedo di fare piano, di fermarsi, non sono l’unico, è un coro di proteste per la brutalità».

Qui l'ennesima reazione "fisica": «Un agente mi sbatte contro la vetrata. Ne arrivano altri tre. Mi immobilizzano e mi torcono le braccia dietro la schiena per ammanettarmi. Chiedo di fare con calma perché non faccio opposizione. Mi portano dietro l’edificio, in una zona al buio».

Segue una paternale e gli vengono tolte le manette. Con il divieto, però, di rientrare. Tornata la calma l'operatore tenta di andare a recuperare l'attrezzatura: «Insisto e chiedo ai poliziotti di farmi passare. Ricevo una spinta da tergo da uno di loro. Frano in avanti con le mani che istintivamente si preparano ad attutire il colpo e mi ritrovo appoggiato al poliziotto di fronte. Ho messo le mani addosso ad un poliziotto, secondo lui. Chiedo se è questo il metodo usato per costruire un reato».

Gli animi si riaccendono: «Adesso basta. Urla un tale con i gradi gettandosi su di me. Mi afferra la gola affondando il pollice sotto la mascella. Mi spinge fuori. Mi porta a sbattere contro il muretto basso all’esterno del Palapenz. Perdo l’equilibrio. Non cado perché la sua presa è ancora stretta. Cominciano le minacce. "Ti spaccherei la faccia se potessi", urla fuori di sé, totalmente privo di autocontrollo. Vieni qui che te la faccio vedere».

Finisce l'incontro e l'operatore riesce a recuperare la sua attrezzatura. E a tentare di fare il suo lavoro. «Accompagno per un tratto le persone che sono state estromesse per raccogliere le loro impressioni. Scatta un dispositivo di sicurezza. Sei o sette agenti ci seguono a distanza schierati su un largo fronte. Forse approfittano per esercitarsi. Forse ci ritengono pericolosi. La seconda ipotesi sembra più probabile. Durante la breve sosta in un piazzale, dove ascolto il commento su questi eventi, la pattuglia della cantonale passa a cadenza di un minuto. Nessuno è tranquillo. Come potrebbe?». 

Questi i fatti, almeno secondo la versione di uno dei protagonisti. 

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