BELLINZONA
17.05.2018 - 09:040
Aggiornamento 15:32

«Il mio cliente deve essere assolto e risarcito»

Blancho, Illi e Cherni: oggi la parola alla difesa. Ieri il pubblico ministero ha chiesto per i tre imputati una pena di due anni con la condizionale per propaganda a favore del terrorismo

BELLINZONA - È ripreso questa mattina presso il Tribunale penale federale di Bellinzona il processo a carico del presidente del Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS/IZRS) Nicolas Blancho, del responsabile della comunicazione Qaasim Illi e di Naim Cherni, "produttore culturale" tedesco membro dell'associazione islamica che vive a Berna.

La difesa tenta di smontare tutte le accuse - Oggi è il giorno dell'arringa della difesa. Il primo a parlare è Michael Burkard, il difensore di Naim Cherni. Per prima cosa spiega che la legge proibisce la propaganda a gruppi legati allo Stato islamico. Quindi aggiunge: «Non è l'accusato che deve provare la sua innocenza, ma l'accusa che deve provare la sua colpevolezza».

L'avvocato va a toccare quindi il punto centrale del dibattimento, il video "incriminato" che ritrae l'ex leader di Jabhat al-Nusra (siriano di Al-Qaeda), Abu Mohammed al-Jawlani. Il difensore cita diversi precedenti nei quali vi è stata l'assoluzione di soggetti che avevano condiviso video dai dubbi contenuti sulle proprie pagine social. Quindi parla delle intenzioni del suo cliente. I viaggi in Siria effettuati da Cherni, per l'avvocato, sarebbero stati mossi dalla necessità di girare il documentario e non per fraternizzare con i gruppi fondamentalisti.

Successivamente il legale si appella alla libertà di espressione e di stampa. «I video di Cherni - spiega - devono essere considerati esclusivamente il frutto di una produzione giornalistica». Conclusione? «La produzione e la condivisione di questi filmati non è propaganda».

Si passa quindi al vaglio la figura di Abdullah al-Muhaysini che per l'accusa è palesemente un soggetto schierato dalla parte dei terroristi. Per la difesa, invece, non ci sono elementi reali che lo dimostrano. «L'appartenenza o meno a gruppi fondamentalisti non deve essere stabilita sulla base delle percezioni soggettive», sottolinea. L'avvocato chiede quindi per quale motivo il soggetto in questione non fosse inserito in nessuna lista di persone pericolose. «Anche il servizio di intelligence del governo, oltre ad esperti indipendenti, non sostiene la tesi della procuratrice federale».

Per l'avvocato Cherni è un profondo conoscitore della situazione in Siria. Il video era mosso da intenti giornalistici. Voleva, anzi, decostruire l'ideologia dello Stato Islamico. Cherni, secondo il suo legale, non era a conoscenza dell'appartenenza di Muhaysini a gruppi fondamentalisti. Questo perché le autorità statunitensi hanno inserito il suo nome nella lista nera solo un anno dopo, mentre all'epoca dei video non risultava nulla sul suo conto.

«Completa assoluzione» - Conclusione: Cherni non ha agito intenzionalmente. Voleva trasmettere informazioni sulla guerra civile siriana e quindi aveva una motivazione giornalistica. L'avvocato chiede quindi l'assoluzione e un risarcimento simbolico di 200 franchi.

Lo stesso accade con i difensori di di Blancho e Illi. Per tutti e tre, insomma, viene chiesta la completa assoluzione.

La replica della procuratrice - Nella sua replica la procuratrice Noto ha ribadito le sue tesi della vigilia sul carattere propagandistico dei due video pubblicizzati sui social media e ha stigmatizzato la "campagna pubblica" del CCIS intesa a rappresentare le autorità elvetiche come islamofobe.

La lettura della sentenza è prevista per il 25 maggio.

«No comment» - Ieri i tre imputati si sono avvalsi del diritto di non rispondere alle domande: considerano il processo politico e le accuse senza fondamento. Il pubblico ministero ha chiesto per i tre imputati una pena di due anni con la condizionale per propaganda a favore del terrorismo. «Non si tratta di un processo politico. Non si tratta del ruolo dell'Islam in Svizzera o dell'Islamofobia. Fondamentalmente, non si tratta nemmeno dell'IZRS» ha affermato in aula Juliette Noto.

L'accusa - Blancho, Illi e Cherni sono accusati di aver violato la legge federale che vieta i gruppi terroristici al-Qaida, Stato islamico (Isis) e le organizzazioni associate. Lo avrebbero fatto in particolare con quella che loro definiscono "una videointervista" effettuata nell'ottobre 2015 in Siria ad Abdallah al-Muhaysini, un saudita che la Procura federale ritiene fosse un alto esponente di al-Qaida nel paese mediorientale, che appare in realtà come un video propagandistico.

Oggi niente «Allah u akbar» - I tre esponenti del CCIS ieri sono stati accolti davanti al tribunale da una trentina di persone al grido di «Allah u akbar» (Dio è il più grande), mentre questa mattina la situazione è decisamente più tranquilla.

 

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