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LUGANO
09.02.2018 - 17:240
Aggiornamento 10.02.2018 - 10:45

Ulisse Albertalli prosciolto da tutte le accuse: «Ora farò il pensionato»

L’ex patron dell'Oceano è stato ritenuto non colpevole di usura aggravata e di promovimento della prostituzione. Il giudice: «Per lui una piccola odissea giudiziaria»

3 mesi fa La difesa: «Proscioglimento per Albertalli e figlia. E 35.000 franchi di danni»
3 mesi fa «Consigliavamo alle ragazze di non saltare subito addosso ai clienti»

LUGANO - Non vi è stata né usura, né promovimento della prostituzione. È quanto deciso dal giudice Amos Pagnamenta, a conclusione del processo contro l’ex re dei locali a luci rosse.

Niente promovimento della prostituzione - «I fatti non sono contestati, semmai la loro qualificazione giuridica - ha spiegato il giudice -. La punibilità presuppone l’esercizio di una certa pressione. Nessuno elemento emerge a dimostrazione del fatto che gli imputati abbiano esercitato pressione per configurare il reato di promovimento della prostituzione. Le uniche regole erano di non avvicinarsi subito al cliente e di essere conduttrici di una camera». 

«Anche la regola di dover prendere una camera era comprensibile - ha aggiunto Pagnamenta -. Le ragazze erano giunte in Svizzera per prostituirsi e non perché indotte dall’imputato. Non c’è prova che gli imputati sorvegliassero le ragazze. Per la corte sono stati prosciolti dall’imputazione di promovimento della prostituzione».

Niente usura - Quanto all'usura, «la corte non ravvede dipendenza tra imputati e prostitute - ha proseguito il giudice -. Lo stato di bisogno per il TF esiste per le prostitute illegali. Nel presente caso tutte le ragazze dell’Oceano erano regolari. Non trattandosi di illegali avevano il totale accesso al mercato immobiliare. Ma anche la possibilità di rivolgersi alle autorità. Le prostitute erano disposte a pagare un prezzo più alto perché protette sull’arco di tutte le 24 ore. Potevano scegliere altre strutture, ma andare all’Oceano significava andare in una struttura rodata. Gli imputati vanno prosciolti anche per il punto uno dell’atto d’accusa, l’usura».

Il risarcimento - La corte ha fissato per Albertalli un risarcimento danni di 72’250 franchi e 11mila franchi per spese legali, oltre a 1'000 franchi per torto morale. Il giudice ha definito la vicenda una «piccola odissea giudiziaria» per Ulisse Albertalli.

Il ricorso - Il procuratore John Noseda ha già annunciato a verbale che si appellerà alla sentenza. «Per conto mio l’odissea non è mai iniziata. Noseda non è capace di soccombere alla realtà. Farà appello? È una cattiveria», ha commentato Albertalli. Sul suo futuro, infine, ha aggiunto: «Ora farò il pensionato».

Il caso - Davanti alle Assise criminali Ulisse Albertalli, ex patron dell’Oceano di Pazzallo, che era accusato assieme alla figlia, 47enne (gerente dell’esercizio pubblico situato all’interno del postribolo) dei reati di usura aggravata, poiché commessa per mestiere, e promovimento della prostituzione. Nel primo pomeriggio il procuratore generale John Noseda, che sosteneva l’accusa, aveva chiesto per i due imputati una pena superiore ai due anni, di cui sei mesi da espiare. Per il magistrato le tariffe delle camere applicate all’Oceano, ovvero un affitto giornaliero tra i 160 e i 180 franchi, erano chiaramente sproporzionate e configuravano il reato di usura.

Tariffe che invece, secondo il difensore l’avvocato Marco Garbani, erano note a tutti, autorità e polizia comprese e inoltre commisurate ai servizi aggiuntivi di sicurezza nel locale hard. «Il mio cliente ha sempre agito alla luce del sole», ha detto il legale durante l’arringa che si era conclusa con la richiesta di un completo proscioglimento per i due.

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