CONFINE / SVIZZERA
28.11.2017 - 12:370
Aggiornamento : 15:06

Sequestrati titoli americani per 188 miliardi di dollari

I flussi di capitale illecito sono stati neutralizzati grazie all’operato in sinergia delle autorità italiane ed elvetiche

CHIASSO - La Guardia di Finanza di Sondrio ha sequestrato titoli obbligazionari statunitensi - Bond e Notes emessi dalla Federal Reserve con numero seriale 1934 - per un ammontare pari a 188,3 miliardi di dollari e i certificati che ne attesterebbero la validità.

La confisca è avvenuta nell’ambito dell’operazione Fort Knox, che lo scorso settembre aveva consentito alle Fiamme Gialle di sequestrare ad un sodalizio criminale nel nord Italia titoli analoghi per un importo di 1,4 miliardi di dollari. Il colossale sequestro - uno dei maggiori di cui si abbia conoscenza - è stato possibile grazie alle indagini per riciclaggio su base associativa e transnazionale, condotto dalla Guardia di Finanza in collaborazione con le autorità elvetiche.

A seguito di incontri avvenuti nel corso del 2017, gli organi di law enforcement elvetici hanno contribuito in modo determinante alla riuscita delle indagini, procedendo ai sequestri richiesti presso un’abitazione di Horw, nel canton Lucerna, e presso una security di Embrach, nel canton Zurigo. La task force elvetica e quella italiana si sono in seguito incontrate presso il Centro Cooperazione Polizia Doganale di Chiasso, dove le Fiamme Gialle hanno proceduto alla confisca dei titoli.

Il “generale serbo” - Figura centrale dell’associazione si è rivelato essere un cittadino serbo - indicato dai sodali come “il generale serbo” - con forti interessi in Svizzera, che non potendo figurare in prima persona, ha affidato la custodia dei titoli a vari prestanome, che procacciavano eventuali acquirenti e schermavano la reale titolarità delle obbligazioni, giustificandone - tramite un legale - il possesso con false attestazioni.

L’operazione, sottolineano le autorità italiane, ha permesso di neutralizzare un flusso di capitali illeciti che altrimenti avrebbe «concretamente compromesso il regolare funzionamento del sistema finanziario ed economico internazionale». Il monitoraggio delle trattative del sodalizio aveva infatti permesso di rilevare come il direttore di una filiale bancaria, coadiuvato da un consulente finanziario - entrambi consapevoli della natura dell’oggetto delle negoziazioni -, aveva più volte proposto ai membri dell’organizzazione di capitalizzare i titoli in programmi di investimento, in modo da sfruttarli come vincoli di garanzia per l’apertura di linee di credito.

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