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LUGANO
17.08.2017 - 15:540

«Questo malandazzo non l’ho percepito»

Si ignoravano alcune norme di sicurezza per velocizzare il lavoro nella galleria del Ceneri? Questa è una delle domande a cui cerca di rispondere la Corte nel processo Alptransit

LUGANO - Sono molti i testimoni che, durante l’inchiesta, hanno rivelato al Ministero pubblico come nel tunnel di scavo della galleria di base del Ceneri, alcune regole di sicurezza fossero ignorate o applicate in modo troppo blando. I motivi, addotti dai minatori interrogati, sarebbero svariati: per lavorare più velocemente, per apparire bene di fronte ai superiori, oppure per un certo spirito di competizione tra le squadre.

È vero? A questa domanda il giudice Mauro Ermani sta cercando di dare una risposta nel corso del processo per la morte del minatore Pietro Mirabelli, avvenuta il 22 settembre 2010. I tre imputati di omicidio colposo, l’ingegnere addetto alla sicurezza, un caposciolta e un minatore macchinista, hanno finora negato che le prescrizioni a tutela dei lavoratori fossero sottovalutate. 

In particolare l’ingegnere, che tra i propri compiti doveva appunto segnalare i comportamenti inadeguati, ha negato davanti al giudice di essersi accorto di questo clima: «Questo malandazzo non l’ho percepito», ha testimoniato. «Nelle mie visite analizzavo la qualità dell’aria e controllavo la situazione. Quando vedevo qualcosa la segnalavo alla persona interessata e al suo superiore». Alcuni pericoli sono stati riportati, ma «alla fine avevo l’impressione che si lavorasse bene». In nessun caso, però, l’addetto alla sicurezza avrebbe visto persone avvicinarsi al fronte dello scavo mentre la perforatrice era in azione.

Un comportamento pericolosissimo tenuto dalla vittima proprio quel 22 settembre, quando Mirabelli si trovò davanti alla Jumbo Sandvik DT1130-SC che stava effettuando una perforazione. Perché era lì, nonostante fosse un minatore d’esperienza? I due minatori imputati affermano di non sapersi dare una spiegazione. Un testimone, invece, afferma che il minatore fosse lì per svolgere una procedura usuale, coprire dei fori prima della perforazione per impedire che si riempissero di roccia. Tesi messa in dubbio dai difensori.

Infine, l’ultimo punto interrogativo di questa tragica vicenda è sulla quantità di calcestruzzo sparso sulla volta per mettere in sicurezza la roccia. A questa domanda, però, non potrà purtroppo rispondere nessuno per i mancati rilevamenti negli istanti e nei giorni successivi la tragedia, per i quali il giudice Mauro Ermani ha più volte rimproverato l’autorità inquirente. Ora toccherà al procuratore generale John Noseda procedere alla requisitoria e alla richiesta di pena.

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Ultimo aggiornamento: 2018-06-22 13:17:28 | 91.208.130.86