VEZIA
24.03.2015 - 19:550
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

"Quelle bestie erano la sua vita, non parla con nessuno da giorni"

Nella fattoria di Vezia dopo il maxi-sequestro di animali, parlano gli allevatori

VEZIA - "È andata come doveva andare, ma non è giusto". Poche parole, nel silenzio della fattoria dove venerdì scorso la polizia ha sequestrato una cinquantina di animali tra suini, bovini e pecore oltre a pollame e animali da cortile, a Vezia. Nella stalla, a due passi dal campo sportivo e dal cantiere Alptransit, ora c'è solo il vuoto. "Un colpo durissimo" per gli allevatori, una famiglia che vive "da sempre assieme e grazie agli animali" e che non ci sta a sentir parlare di maltrattamenti: il sequestro è avvenuto "per pure ragioni burocratiche" sostengono, "le bestie sono sempre state tenute benissimo, con passione e affetto: la verità è che in Ticino ormai a furia di norme e regolamenti fare gli agricoltori è diventato impossibile".  

Tutta una questione burocratica, dunque? Secondo il comunicato di polizia le bestie erano tenute illegalmente, e il motivo sarebbero delle «inadempienze alle ordinanze in vigore in materia di sanità e custodia degli animali» precisano dall'ufficio del veterinario cantonale. In realtà, spiegano gli allevatori, "semplicemente la fattoria necessita di lavori di ristrutturazione, si tratta di una struttura molto vecchia ma il problema è che non è nostra, siamo in affitto: e il proprietario purtroppo di fare gli interventi richiesti dalle nuove normative non ne ha mai voluto sapere" . 

Il titolare dell'allevamento è un anziano 70enne in pensione: "Quegli animali erano tutta la sua vita, ora è distrutto e non parla più con nessuno da giorni" spiegano i vicini. E ora? Al posto della fattoria "probabilmente sorgeranno degli appartamenti, come nelle intenzioni dei proprietari" spiegano gli allevatori. "È la prova che a Lugano il tempo dell'agricoltura di una volta è ormai finito".    

 

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