ITALIA / CANTONE
02.12.2014 - 20:240

Varano, il re delle bionde che in Ticino beneficiava dell'aiuto sociale

In Italia è considerato uno dei dieci superlatitanti tra i più pericolosi. In Ticino viveva ormai da 20 anni

GENOVA / LUGANO - Michele Antonio Varano, uno dei dieci superlatitanti italiani ritenuto tra i più pericolosi, in venti anni non aveva mai fallito un colpo. I suoi carichi di sigarette di contrabbando arrivavano sempre a destinazione. Due anni fa i suoi canali di approvvigionamento sono stati individuati, gli investigatori hanno cominciato a stringere il cerchio attorno a lui fino a questa mattina, quando il re delle bionde si è consegnato agli uomini delle fiamme gialle di Genova che lo hanno arrestato.

Varano, calabrese di Centrache (Catanzaro), ricercato da numerose procure italiane, era scappato in Svizzera, e si era accasato a Gandria venti anni fa, dopo che i suoi complici erano stati arrestati dai militari del Gico. Ma le autorità elvetiche avevano deciso di espellerlo e per questo il contrabbandiere ha deciso di consegnarsi agli inquirenti. Come riferisce la Rsi, Varano era stato giudicato colpevole in via definitiva per traffico di marijuana in Vallese e le autorità cantonali ticinesi avevano deciso la revoca del suo permesso C. Il boss delle bionde aveva richiesto e ottenuto l'assistenza sociale e, come è stato riferito questa sera dalla trasmissione d'informazione regionale "Il Quotidiano", avrebbe ricevuto in tre anni 60.000 franchi.

Al decreto di espulsione, risalente al gennaio del 2013, Varano aveva fatto ricorso al Tribunale federale, dopo che si erano espressi già il Consiglio di Stato e il Tribunale Amministrativo. Un ricorso che aveva poche possibilità di essere accolto dalla massima Corte. Per questo motivo, come detto, Varano avrebbe deciso di costituirsi.

Il superlatitante, secondo quanto ricostruito, era a capo di una vasta organizzazione criminale che contrabbandava sigarette in Italia ed in Europa, importandole illecitamente dal Medio Oriente e dal Brasile. Le indagini, coordinate dal procuratore capo di Genova Michele Di Lecce e dall'aggiunto Vincenzo Scolastico, erano partite nei mesi scorsi quando le fiamme gialle avevano sequestrato container carichi di sigarette nel porto di Genova e in quello Tilbury, in Gran Bretagna, arrestando nel corso del blitz tre italiani residenti a Parma e nella provincia di Brindisi e denunciandone a piede libero altri due.

Le bionde fatte arrivare dagli Emirati Arabi erano nascoste all'interno di borse frigo. I due carichi, se fossero arrivati a destinazione, avrebbero consentito l'evasione di dazi doganali e accise per un ammontare complessivo di circa 1.250.000 euro. Era stato proprio il sequestro effettuato a Genova a 'stupire' Varano. "In 20 anni - si sente in una intercettazione - ho sempre gestito tutto io e non era mai successo nulla del genere".

"Saranno stati i nostri nemici col berrettino", si lamentava il trafficante con uno dei suoi complici. I militari avevano intercettato il carico, avevano sequestrato le sigarette e le avevano sostituite con cartone e carta. "Il plico è arrivato - è ancora una delle intercettazioni in cui Varano commenta l'operazione sfumata - ma è vuoto, completamente vuoto. Dentro ci sono solo pezzi di cartone".

In passato, il nome di Varano era finito in molte indagini condotte sia in Campania sia in Puglia sul contrabbando internazionale di sigarette che venivano trasportate dal Montenegro all'Italia con potenti motoscafi e poi vendute sul mercato nero del sud Italia.

ats / red




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