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26.02.2014 - 08:350
Aggiornamento : 25.11.2014 - 04:06

"Ecco cosa può portare i cani fuori strada"

Il corpo dello scomparso Sergio Porta era finito in acqua, ma gli animali da ricerca fiutavano altre piste. Come è possibile? L'esperto Paolo Riva spiega quali fattori possono influenzare il fiuto dei segugi

CONTONE – I cani continuavano a seguire varie piste, tra cui quella che portava alla stazione dei treni di Cadenazzo. Lui però era finito nel fiume e, in seguito, nel lago. Il giallo di Sergio Porta, 84enne ex segretario comunale, sparito da Contone lo scorso 4 gennaio, si chiude nel peggiore dei modi. E solleva diversi interrogativi. Come è possibile che cani istruiti per la ricerca di persone scomparse portino gli inquirenti fuori strada? Anche nel caso di Christiane Seganfreddo, l’insegnante di Aosta afflitta da una grave malattia agli occhi, i cani avevano ‘sbagliato’. La si pensava addirittura fuggita in una clinica svizzera, invece era a due chilometri da casa, morta in un fossato. “Purtroppo non abbiamo a che fare con una scienza esatta – spiega Paolo Riva, presidente della Società cinofila di Lugano, nonché addestratore di cani specializzati nelle ricerche di persone –. Sul fiuto dei cani possono interferire mille fattori”. 

Errore umano - Cani di Sant’Uberto e segugi da montagna bavaresi. Sono queste le due razze più gettonate per la ricerca di persone scomparse. E sono anche le razze in dotazione della polizia cantonale ticinese. “Il fiuto di un cane è molto attendibile – puntualizza Riva –, sa distinguere gli odori in maniera eccezionale. Dipende, però, da come l’animale viene addestrato e gestito. Uno dei grandi problemi che noto è che spesso l’uomo influenza, in un modo o nell’altro, il cane. Lo fa anche involontariamente. Magari perché ritiene che lo scomparso possa trovarsi in una determinata zona. I cani sono molto sensibili, basta poco per destabilizzarli”. Poi specifica: “Capita anche ai migliori addestratori di cadere in un simile errore. Bisognerebbe insegnare al cane a inseguire quello specifico odore a ogni costo. Non è evidente”.

Neve, freddo e vento - Nel caso di Sergio Porta, vanno considerati anche gli aspetti ambientali e climatici. L’anziano di Contone, nello specifico, è scomparso in una giornata piovosa e fredda. Dal cielo cadeva anche la neve. “L’essere umano quando cammina perde dei ‘pezzi’, lascia qualcosa di sé lungo il percorso, c’è una sorta di decadimento cellulare. Il vento, il freddo, ma anche le macchine che passano, disperdono queste tracce. È molto diverso cercare una persona sparita in un momento in cui il clima è ottimale, piuttosto che cercarne un’altra scomparsa in un pomeriggio metereologicamente difficile”.

Speculazioni - Infine, Paolo Riva spezza una lancia in favore del lavoro della polizia e, più in generale, degli inquirenti che si dedicano alle persone scomparse. “La polizia ticinese nel corso degli ultimi anni ha avuto molti successi con i cani. Lo stesso si può dire considerando il panorama internazionale. Nei Paesi in cui sono usati i cani da ricerca, i risultati sono buoni. Purtroppo, come in tutte le cose, a volte i risultati sono diversi da quelli sperati. Voglio precisare che per quanto riguarda il caso di Sergio Porta stiamo comunque facendo delle speculazioni. Non sapremo mai, con esattezza, cosa è successo dal momento in cui lui è uscito di casa a quello in cui è finito nelle acque del Verbano”.

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