Fila accusa Paiva: "E' stato lui ad avere l'idea di fare a pezzi il cadavere"

Le lacrime di Fila: "Dico la verità perché Mario non mi considera"
LOCARNO - Dopo una pausa di 15 minuti, alle 16:00 è ripreso il dibattimento del processo d'appello incentrato sulla ricostruzione dei fatti circa l'omicidio di Arno Garatti. Il procuratore pubblico Marisa Alfier si è rivolto a Mario Paiva, chiedendo di tornare con i ricordi a quella domenica a Bienne, in particolare alla scusa che D. aveva presentato per associarsi al viaggio in Svizzera Interna.
"E' vero, nel viaggio di andata verso Bienne abbiamo scherzato sul fatto della grigliata. E' vero che io ho detto
che forse si trattava di bruciare il cadavere ed è anche vero che abbiamo riso ricordando il divieto dei fuochi all'aperto" ha detto Paiva.
Fila ricorda come sabato 1° luglio Mario, nel viaggio di ritorno da Milano, avesse chiamato C. "Ho sentito e ricordo che Mario ha esordito dicendo 'hey, sei ancora vivo?'".
Lunedì 4 luglio - "Nel pomeriggio D. è arrivato in negozio dopo le 15:00 per ripagare le cose che aveva acquistato il venerdì precedente. Si sarà fermato al massimo 15 minuti. Voleva vendermi delle collane dorate. Me ne ha mostrata qualcuna per venderle direttamente al mercatino di Ascona, che sarebbe stato il giorno seguente. Mi sono offerto il giorno dopo alle 7 di passare da lui per portarlo ad Ascona, ma D. ha declinato l'offerta, dicendo che ci
sarebbe arrivato in treno". "Quando ero nel negozio, D. ha chiamato Kenny. Ho sentito che parlavano di sigarette e che D. gli avrebbe procurato sigarette di diverse marche per 1000 franchi e che poi, regolata quella questione, D. sarebbe ripartito per la Serbia".
Kenny Fila ha un'altra versione sulla vendita delle sigarette: "Non era lunedì, ma sabato in negozio. E non era in occasione di una telefonata. Avevo chiesto a D. di potarmi delle sigarette perché nel suo paese costano meno. Lui era d'accordo, ma mi aveva pregato di scriverlo su un biglietto. Non abbiamo parlato di cifre. Le stecche lui vendeva a 30 franchi e non poteva portarne più di tre alla volta. Non mi ricordo di aver chiamato D. il lunedì. Mi ricordo che quel giorno gli avevo chiesto se potevo andare con lui a fare mercato ad Ascona il giorno dopo, martedì. Lui mi ha detto di sì e che sarebbe passato a prendermi. E così è stato".
Paiva riprende la parola e racconta di martedì 5 luglio. "Attorno alle 11 D. mi ha chiamato chiedendomi come doveva fare per arrivare al mercato. Non si ricorda più nemmeno come si chiamasse il posto dove si teneva il mercato. Io gli avevo detto che sarei dovuto tornare a Bellinzona a scaricare della merce e che lui mi avrebbe potuto aiutare, cosicché poi lo avrei accompagnato io ad Ascona. Lui mi ha risposto dicendomi che aveva già i biglietti del treno. Quando sono arrivato ad Ascona, all'una del pomeriggio, lui era già lì. Aveva allestito una piccola bancarella dove vendeva collane e bracciali dorati, gli stessi che mi aveva offerto il giorno precedente".
"Dopo un'oretta circa - ha proseguito Paiva - Darko mi si è avvicinato, chiedendomi se potevo aiutarlo a trasportare una valigia con dentro un cadavere con la macchina. Per questo aiuto mi ha offerto 500 franchi. La domanda mi ha colto di sorpresa, perché domenica e lunedì non mi aveva più detto niente. Gli ho risposto che non voleva sapere nulla di quello che faceva o non faceva e gli ho detto di provare a parlare con Kenny che lui aveva la macchina. Gli ho detto così giusto per allontanarlo".
"Ma cos'ha pensato di questa richiesta?" ha chiesto la presidente della Corte. "Ho pensato che D. avesse combinato qualcosa". "Perché l'ha mandato da Kenny Fila?" ha chiesto il procuratore pubblico Alfier. "L'ho mandato a Fila perché era la persona più vicina".
Kenny Fila, presente a Locarno, ricorda di aver visto D. e Mario Paiva che parlavano e che a un certo punto quest'ultimo si è avvicinato a lui dicendo che avrebbe ricevuto 500 franchi "se io l'avessi aiutato a sbarazzarsi del cadavere del patrigno". "Io ho risposto a Mario che volevo parlare con il ragazzo. Io e D. siamo andati al ristorante. Lì Darko mi ha spiegato che aveva attirato il patrigno nel bagno con la scusa di aver perso l'orecchino dentro il buco della vasca da bagno, ma che non riuscendo a vedere gli aveva chiesto di andare a prendere una pila o una torcia. D. mi ha detto che era andato a prendere la pila e l'ascia e mentre il padrino era inginocchiato a guardare il buco con la torcia, D. gli ha spaccato l'ascia in testa tanto da spaccargli il cranio e che poi l'ha finito con un coltello. A quel punto, nel ristorante, è arrivata la mia amica. Alla mia amica avevamo spiegato la situazione, ma non le avevamo detto che si trattava di una persona. Le avevamo detto che si trattava di trasportare il cadavere di un cane". Fila racconta al presidente di essere uscito dal ristorante, dove D. aveva consegnato 300 franchi come anticipo, sui 1000 che aveva promesso nel caso in cui fosse riuscito a compiere l'opera.
A quel punto Kenny Fila torna da Mario Paiva: "Gli ho raccontato tutto quello che mi aveva raccontato D. e volevo capire se fosse tutto vero. Non ricordo cosa Paiva mi aveva risposto. Ho detto a Paiva di aver accettato di aiutare Darko. Gli ho detto che avevo preso i 300 franchi. Non è che io volessi aiutare veramente D., volevo vedere se davvero la cosa era vera. Non è che non ci credessi. Un po' ci credevo e un po' no. Io e Mario non volevamo denunciare il ragazzo senza essere sicuri di quello che saremmo andati a dichiarare", ha spiegato Fila.
"Lei ha visto la patente di Arno Garatti?" ha chiesto la presidente della Corte rivolgendosi ancora a Kenny Fila. "E' vero che ad Ascona, prima di andare al ristorante con D., C. (l'ex compagna di Mario) ho visto un tesserino. Io sono andato a vedere cosa fosse perché D. stava tornando. Mi sembrava che fosse il permesso B. Dopo D. mi ha detto che, in realtà, era la patente di Arno Garatti. Mi aveva detto che Arno l'aveva dimenticata nella valigia".
"A un certo punto ho proposto a D. di buttare il cadavere nella diga della Verzasca - ha raccontato Fila - Ho fatto questa proposta perché mi risulta che su quella diga ci sono delle telecamere e quindi puntavo sul fatto che saremmo stati filmati. Tra i "credo" e i "non ricordo", Kenny Fila ha spiegato di non ricordare con precisione quando D. avesse parlato della sua intenzione di tagliare il corpo della vittima per farla stare in una valigia.
"Se non sbaglio D. mi ha detto che voleva tagliare le gambe al cadavere e metterlo in una valigia". D. e Fila sono quindi alla Migros. Fila era con la sua amica. Sono andati nel reparto vernici per scegliere dei rulli, mentre D. era per conto suo. "A un certo punto D. mi ha chiamato per mostrarmi la sega che voleva comprare. Io sapevo che con quella sega voleva tagliare il corpo, ma secondo me non ci sarebbe riuscito. Era una sega per tagliare il legno e non so come sarebbe riuscito con quella a tagliare le ossa" ha proseguito Kenny Fila.
"Chi ha avuto l'idea di tagliare a pezzi il cadavere?" ha chiesto la presidente della Corte. "A dire la verità è stato il Mario Paiva che ha avuto l'idea.. E' stato lui a dirmi più volte che si potevano buttare i sacchi nei container anche perché dietro al camion della spazzatura ci sono dei "cosi" che schiacciano e tritano. Questo il Paiva l'ha detto diverse volte, anche quando siamo andati a Milano a portare suo figlio all'aeroporto. Non mi ricordo se questa cosa l'ha detta nel viaggio verso Bienne. Ascoltavo la musica e io non sentivo tutto. Questo suggerimento glielo ha fatto anche a Darko, ma non mi ricordo più quando. Tuttavia ne sono sicuro. Quello che dico ora è la verita anche perché allora lo volevo proteggere. Ho deciso di dire oggi la verità anche perché mi rendo conto che Mario non mi tiene in nessuna considerazione".
A questo punto Kelly Fila comincia a piangere. "Sono troppo emozionato per raccontare. Lo farò domani, se ci riuscirò". E il presidente si rivolge a Paiva: "Non è vero. Quello che dice Kenny circa il consiglio di fare a pezzi il cadavere non l'ho mai detto."




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