Paiva e Fila e la visita nell'appartamento di via Daro

I due imputati raccontano
LOCARNO - Il dibattimento è ripreso alle 14 con l'interrogatorio a Mario Paiva. "Dopo aver chiuso il negozio, lei è stato in via Daro 8?" ha chiesto la presidente della Corte riferendosi a quel tragico venerdì 1° luglio. "No, non ci sono andato" ha risposto Paiva. "Verso le 11.00-11.30 di sabato 2 luglio D. mi ha chiamato chiedendomi se avevo qualcuno che potesse aiutarlo a portare un televisore al mercato.
Il televisore - C'era un ragazzo che ogni tanto mi aiuta, e gli ho chiesto di andare al parcheggio della posta per aiutare D. a portare questo televisore. D. è arrivato da me, alla mia bancarella, e ha messo in vendita un televisore grande e nero"."Lei ha chiesto a D. dove aveva preso il televisore?" ha chiesto la presidente della Corte a Paiva. "No, non gliel'ho chiesto. Pensavo che fosse merce sua".
Il televisore acquistato da Kenny Fila - Il televisore è stato venduto a Kenny Fila. Interogato, Kenny Fila, ha risposto che "è vero, ho acquistato io il televisore. D. voleva 200 franchi. Gli ho dato 150 franchi e gli altri 50 li avrei dati il giovedì successivo a Locarno tramite Mario. Non gli ho chiesto da dove venisse il televisore, in quanto pensavo fosse venduto dal Paiva. A Mario avevo già chiesto in precedenza se aveva un televisore da vendere. Quando ho raggiunto Mario al mercato quel sabato è stato lui ad indicarmi il televisore in vendita. Per questo pensavo che fosse merce sua".
Versioni contrastanti tra Fila e Paiva - "Preciso che il prezzo del televisore Fila l'ha trattato direttamente con D". ha detto Paiva. "Non è così - ha ribattuto Fila. E' stato Mario a dirmi che il televisore costava 200 franchi e mi ha detto di pagarlo in pezzi da 10 cosicché D. non si sarebbe accorto che sarebbero stati 150 franchi". "E' la prima volta che sento la storia dei 10 franchi. In verità D. voleva 300 franchi e c'erano altri interessati all'acquisto" ha detto Fila.
La visita all'appartamento di via Daro 8 - Dopo avergli venduto il televisore, D. ha proposto a Kenny di comprare delle sigarette provenienti dalla Serbia. "D. mi ha detto che a casa aveva delle cose da vendergli. Finito il mercato, all'incirca verso le 14, D., Kenny ed io siamo andati nell'appartamento di Arno Garatti. Siamo entrati. Per terra e sopra il tavolo, in salotto, c'erano molti DVD e dischi in vinile. Ho guardato e ho visto che alcuni di quei dischi erano già stati venduti da me ad Arno. D. mi ha offerto di acquistare DVD e dischi a un franco al pezzo. Ho chiesto a D. dove fosse Arno, in quanto D. stava vendendo delle cose che non gli appartenevano. Mi ha detto che Arno era in montagna e mi ha spiegato che stava vendendo quelle cose perché Arno doveva pagare una fattura di 4'000 franchi e la vendita di DVD e dischi sarebbe stato un modo per saldare il debito. Io gli ho detto che non sarebbe stato sufficiente, ma in tutti i casi ero interessato all'acquisto. Prima dell'acquisto, però, avrei voluto sentire Arno per accertarmi della reale intenzione di vendere la sua merce". A Paiva è sembrata strana questa offerta di vendita: "E' per questo che ho chiesto a D. di poter parlare direttamente con Arno per comprare queste cose".
A questo punto Kenny Fila ha voluto precisare un dettaglio e ha chiesto di intervenire: "Nell'appartamento di via Daro 8 siamo rimasti in salotto tutti insieme. In mia presenza D. non ha mai parlato di Arno. D. aveva detto che abitava con un amico e il disordine era dato dal litigio con questo amico. In verità Paiva non ha mai comprato i cd perché mancavano le custodie e D. aveva assicurato che le avrebbe ritrovate e portate in negozio".
La promessa di Fila a Paiva - Kelly Fila sostiene che questa è la verità: "Se non l'ho detto prima è perché volevo mantenere la promessa fatta a Mario prima di andare dallo psicologo, mercoledì, avevo promesso di non fare il suo nome e di tenerlo fuori dai guai". Ma Pavia non conferma: "La storia delle custodie è la prima volta che la sento - ha ribattuto Paiva - e pure quella della promessa. Ripeto, D. mi aveva detto che Arno era in montagna con la nonna. Ero rimasto perplesso, anche perché visto l'età di Arno, mi sembrava strano che avesse ancora la nonna. In appartamento siamo stati 10-15 minuti. Ho chiesto se potevo andare in bagno, ma mi aveva detto che c'erano dei lavori". Kenny Fila prende ancora la parola: "In realtà le cose sono andate diversamente. Lui aveva chiesto sì di andare in bagno, ma D. si era messo davanti alla porta, ma gli aveva detto che non poteva perché si era rotto lo sciacquone a causa del litigio con il suo amico". "Siamo andati anche nella cameretta di D. Eravamo tutti e tre insieme. Abbiamo visto dei salvadanai rotti per terra e delle giacche sul letto e alcuni vestiti. D. ha mostrato a Mario un aspirapolvere e un amplificatore. Mario non era interessato a quella merce. Dopo aver visionato la merce in camera, Mario Paiva ha chiesto di poter andare in bagno. Da lì siamo andati in salotto, dove Mario ha visionato i cd e i dvd. In mezzo al salotto, abbiamo visto un sacco della spazzatura da 110 litri. Ricordo che Mario ha chiesto a D. cosa ci fosse in quel sacco. Il ragazzo ha risposto che glielo avrebbe detto più tardi".
Il sacco - "Signor Paiva c'era questo sacco?" ha chiesto la presidente della Corte. "E' vero che siamo stati in camera. Era una camera matrimoniale: c'era un armadio e un letto grandi. Sul comò c'erano dei salvadanai rotti. Ho pensato che si trattava della stanza in cui dormivano Arno e la moglie. Non è vero che D. mi mostrò un aspirapolvere e una cassa nera. In quel frangente D. ha unicamente parlato delle sigarette con Kevin. Arrivati in salotto ho visto il sacco della spazzatura, al ché ho chiesto a D. se non aveva fatto fuori il patrigno e lo aveva messo lì dentro. D. mi ha risposto tranquillamente, dicendomi che me lo avrebbe detto dopo".
"Come mai ha fatto questa domanda?" ha chiesto il presidente. "La mia era una battuta, visto che aveva parlato sempre del sicario". Il procuratore pubblico chiede a Paiva: "Come mai ha pensato che ci fosse Arno Garatti? Perché ha fatto una battuta pessima di questo genere?". "E' successo tutto veloce -ha risposto Paiva- era una battuta". Paiva racconta poi che, usciti dall'appartamento, ha preso dal furgone un sacco dei rifiuti da gettare nel cassonetto. Andando verso il cassonetto D. lo ha seguito: "Lì mi ha detto che nel sacco c'era l'ascia e dei sacchetti sporchi di sangue dell'uomo che aveva ucciso. Gli ho chiesto se non avesse fatto fuori il patrigno e lui mi ha risposto di no, perché gli serviva ancora vivo, ma che era l'altro, colui con il quale aveva litigato alcuni giorni fa. Mi ha raccontato di averlo chiamato e dato appuntamento al bar, dove l'avrebbe fatto ubriacare e poi l'aveva portato nell'appartamento di via Daro 8 e che lì gli aveva dato una botta in testa con l'ascia che si era pure spaccata e che gli aveva fatto impressione vedere il muco uscire dalla nuca. Io pensavo che si trattasse ancora una volta di racconti strani e gli ho detto che noi andavamo via perché dovevo andare in Italia".
Di nuovo Kenny Fila - Si è poi tornato ad interrogare Kenny Fila. "Ho aspettato nel furgone. E' vero che Mario è andato al cassonetto a gettare via la spazzatura e D. era con lui. Non ho sentito quello che si dicevano. Mario, quando è salito sul furgone, non mi ha detto nulla"."Siamo poi tornati in negozio - racconta Paiva - D. è venuto con noi. Chiamato dalla mia ex compagna sono entrato in negozio per servire dei clienti. A quel punto mi sembra che D. raccontasse a tutti che aveva fatto fuori qualcuno".
Kenny Fila ha raccontato che alla sua amica erano piaciute le sigarette di D. e che quindi è tornato all'appartamento di via Daro 8 insieme ad altre persone. "Sono salito nell'appartamento con D. e C. Le ragazze sono rimaste in macchina. Sono salito a comprare le tre stecche di sigarette, gli ho dato i soldi e poi sono tornato in macchina. Siamo andati al negozio da Mario per andarlo a prendere ed andare a Milano a fare shopping". Fila ha poi raccontato che in negozio Paiva gli aveva raccontato del contenuto del sacco della spazzatura: l'ascia rotta e i sacchetti pieni di sangue. "Mi aveva detto che con quell'ascia aveva ucciso una persona. Mario mi aveva detto che, secondo lui, l'uomo ucciso da D. fosse il patrigno. Ricordo che Mario si stupiva del fatto che l'ascia si era rotta, in quanto si trattava di un'ascia solida". All'avvocato Mario Branda che ha voluto sapere nel dettaglio cosa Mario Paiva aveva confidato a Fila per quanto riguarda i suoi sospetti, Fila ha risposto: "Ricordo che Mario mi disse che pensava che D. aveva ucciso il patrigno perché gli sembrava strano che D. gli vendesse i cd a un franco quando sapeva che ne valesse di più". "Non gli ho detto che si trattava del padrino" ha risposto Mario Paiva.
Domenica 3 luglio - Paiva: "Alle 7 del mattino, con Fila e C. sono partito per Bienne per fare un mercato. Sabato avevo invitato anche D. a venire con noi, ma mi aveva detto che aveva in programma una grigliata in montagna. Siamo tornati a Locarno verso le 2 del mattino dopo. Non ho sentito D. quella domenica". Della faccenda di D. avete parlato durante il viaggio e la giornata? ha chiesto la Presidente della Corte. "Abbiamo parlato di D". Oltre alla vendita di merce, i tre hanno parlato della proibizione di D. di andare in bagno. "Abbiamo messo in relazione questo fatto con il cadavere. C. diceva che nelle ore passate con D. questi gli aveva chiesto come sbarazzarsi di un cadavere. Io gli ho detto che aveva chiesto la stessa cosa anche a me una decina di giorni prima. Quindi aveva pensato di andare a vedere se in bagno c'era un cadavere. Questo perché prima di allarmare la polizia volevamo essere sicuri". Fila si ricorda che si era parlato della faccenda, durante il viaggio di ritorno. "Per vedere se ci fosse veramente il cadavere nel bagno avevo proposto di andare a comprare le sigarette da D. cosicché mentre io e D. avremmo trattato sul prezzo, Mario, sarebbe entrato in bagno a controllare se c'era il cadavere".




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