In piazza il peggio e il meglio di noi

I Mondiali hanno mostrato alcune delle nostre frustrazioni, ma hanno anche risvegliato molto di quello che c'è di buono in noi, e che nella vita di tutti i giorni non emerge
LUGANO - I Mondiali di hockey appena conclusi, e la partita contro la Svezia in particolare, hanno tirato fuori il meglio e il peggio di noi. Prevalgono i lati positivi, ma è emersa anche quella fetta oscura della personalità di molti di noi che dà vita a battute a volte grevi, a paranoie, a invidie.
I social network, come accade negli ultimi anni, sono il luogo fisico dove questi pensieri "scorretti" prendono consistenza e vengono immortalati. Non facciamo nomi e non citiamo alla lettera i tweet e i post che da un paio di giorni ci è capitato di vedere, per carità, ma possiamo garantire che è tutto vero.
Quelli che esultano dopo la vittoria contro gli Stati Uniti, dicendo che ci siamo vendicati dell'attacco sul segreto bancario e sul FACTA; quelli che, ieri contro la Svezia, proponevano di andare ad urinare sul portone dell'Ikea di Grancia o di bruciare mobili della nota marca; quelli che proponevano di tritare gli svedesi e usarne la carne per le famose (o famigerate?) polpettine; quelli che la Svizzera dà fastidio all'Europa, ed ecco spiegata la sconfitta (che Vauclair sia un agente di Bruxelles che fa il doppiogioco?). Quelli che se la prendono con nemici immaginari, da puri teorici della cospirazione. Quelli che avevano già capito tutto prima della fine della finale, bastava vedere la faccia di Maurer. Quelli che fino a una settimana fa non sapevano di che forma fosse fatto il puck, e li abbiamo visti disquisire di tattica, e di strategie per ingabbiare i terribili fratelli Sedin. Eccetera. Ci fermiamo per decenza, e per non sconfinare ulteriormente nel ridicolo.
Per fortuna il popolo svizzero ha fatto vedere ben altro in questi giorni. L'epopea della Nazionale ha però fatto emergere molti lati positivi, che per qualche motivo restano nascosti nella vita di tutti i giorni. Abbiamo rivisto il sano senso di partecipazione, l'unione non "contro" qualcosa ma "per" qualcosa, il gusto di ritrovarsi in piazza o al bar a vedere tutti insieme una partita. Lasciamo agli esperti il giudizio tecnico su questa squadra, che sul piano dei sentimenti e del cuore ha sicuramente vinto il suo torneo.
Quando ricapiterà una simile esperienza? Si spera, ovviamente, presto, L'anno prossimo ci sono anche le Olimpiadi, e chissà...




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