CANTONE
15.03.2013 - 14:000
Aggiornamento : 24.11.2014 - 22:30

"Arrivano curricula per lavorare anche a 1'000 franchi"

Concorrenza tra architetti, pochi ingegneri, tante richieste dall’Italia e i salari vanno giù. L’associazione di categoria: "Non è facile intervenire, il lavoro si può fare anche via internet"

BELLINZONA - Pochi ingegneri in Ticino, richieste di lavoro dall’Italia e pressioni salariali sempre più verso il basso. Sono le nuove pulsioni che fremono ormai da un po’ di tempo negli studi di ingegneri ed architetti del Cantone, al punto tale che l’Associazione Padronale di categoria, l’ ASIAT (Associazione Studi Ingegneria e Architettura Ticinesi) si sta chinando sulla problematica per delinearne lo stato reale e prendere le decisioni necessarie.

Due giorni fa sul foglio ufficiale, l’ASIAT, che raggruppa circa 150 studi professionali, ha pubblicato una comunicazione nella quale si chiede agli studi non affiliati l’obbligatorietà al rispetto del Contratto Collettivo dei lavoratori (CCL) per il ramo del disegno. Una comunicazione che viene fatta ogni anno ma che riguarda solo i disegnatori. “Sì – ci spiega il presidente dell’Asiat, l’ingegnere Giovanni Pedrozzi - per i disegnatori c’è un contratto collettivo da venti anni e non abbiamo problemi di carattere salariale. Piuttosto questi sono sempre più frequenti tra gli ingegneri e gli architetti, per i quali non esiste un contratto collettivo, ma solo un contratto standard con una serie di regole che non riguardano il salario”.

 

Salari bassi – “C'è una concorrenza molto accanita tra gli studi con offerte a prezzi stracciati – continua Pedrozzi. Tutto questo provoca una pressione sui salari. Inoltre molti curricula arrivano dall'Italia con offerte al ribasso. A me accade quasi ogni settimana, uno o due curricula di persone che si offrono a 1’000 o 2’000 franchi al mese. Certo, non essendoci un contratto collettivo per ingegneri ed architetti, questi possono essere assunti anche per poco. Ho sentito di architetti assunti anche a 2’000 franchi. A me è giunta anche l’offerta di una persona che si proponeva di lavorare gratuitamente, pur di fare esperienza e avere referenze. Io non ho accettato, la mia politica è quella di avere dei giovani che si formino e restino nello studio. A fronte dei salari bassi, c’è però il rischio che se il dipendente viene pagato male ed è bravo, dopo un po’ scappa via. Un architetto, un ingegnere italiano che viene assunto con salari bassi, dopo due o tre anni inizia a capire il mercato svizzero, le leggi svizzere e, se viene pagato ancora poco, prima o poi cercherà e troverà un posto migliore. Nonostante questo, attualmente il mercato è libero e quindi in teoria tutto è possibile, anche assumere a qualsiasi prezzo”.

 

Tutto questo è possibile anche perché in Svizzera mancano gli ingegneri indigeni, per cui è fondamentale importare la manodopera dall’estero.

 

Soluzioni difficili - L’associazione sta affrontando comunque il problema. In particolare, sta aspettando a breve il resoconto di uno studio annuale, prodotto dall’Ufficio del lavoro cantonale, sulla situazione salariale negli studi di ingegneri ed architetti in Ticino. Lo studio potrà dare il quadro reale della situazione . “ In questo momento, come categoria – spiega Pedrozzi- ci stiamo chinando sul problema degli onorari bassi, sulle offerte veramente sottocosto, quasi la metà del mercato, che molti studi fanno per ottenere una commessa. Stiamo cercando di capire se questo incide sul ribasso dei salari e se c’è una tendenza acclarata. Una volta esaminato lo studio del Cantone, già nel corso della prossima assemblea dell’Associazione del mese di maggio, decideremo cosa fare”.

 

Solo in quel caso si valuteranno le strategie migliori. Una di queste potrebbe essere l’introduzione di un contratto collettivo (CCL). Per la categoria dei disegnatori, per esempio, il CCL introdotto da circa 20 anni ha risolto la problematica del ribasso salariale, tutto è stato regolamentato e funziona. Eppure introdurre un contratto collettivo per ingegneri e architetti rischia di non risolvere i problemi: “Nel nostro settore non è facile intervenire – spiega Giovanni Pedrozzi. Le faccio un esempio, un ingegnere o un architetto italiano possono lavorare qui da noi anche via internet per realizzare i progetti. Non è come l'artigiano o il gessatore che devono andare per forza sul cantiere. Quindi anche se noi volessimo fissare un salario minimo, la concorrenza estrema potrebbe arrivare comunque via internet e saltare l’ostacolo. Il lavoro può essere eseguito anche vivendo in un altro Paese, senza il rispetto di un eventuale contratto collettivo. Se si fissa un limite bisognerà controllare che questo limite venga rispettato, ma trattandosi di prestazioni di servizio è molto difficile eseguire i controlli”.

 

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