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05.02.2013 - 10:080
Aggiornamento : 22.11.2014 - 02:18

"Quella notte per me il mondo si è fermato"

Boom di investimenti sulle strisce pedonali. Il racconto di Alessio Arigoni, che tre anni fa perse il padre in un incidente: "Chi travolge una persona deve sapere quale sofferenza provoca"

LUGANO – Sette investimenti in Ticino nel primo mese dell’anno, di cui ben cinque sulle strisce pedonali. Un dato da brivido che dimostra come le ‘zebre’ non rappresentino più un’isola sicura per chi si sposta a piedi. Le cifre rappresentano una spina nel fianco per chi si occupa di sicurezza stradale. Ad altri invece riaprono ferite già di per sé difficili da rimarginare. Tra questi c’è Alessio Arigoni, figlio dell’indimenticato politico Bill, morto tre anni fa su un passaggio pedonale a Magliaso. Proprio Alessio oggi lancia un appello a chiunque guidi un’auto: “Perché chi travolge una persona deve sapere che sofferenza provoca”.

Quel maledetto giorno - Si ricorda tutto, Alessio, di quel terribile 11 febbraio del 2010. Era tardo pomeriggio. E lui si trovava a Lugano, a una riunione. “All’improvvisa suona il telefono – spiega –. Era la moglie di mio padre e piangeva. A quel punto ho mollato tutto e sono uscito in corridoio. ‘Il Bill ha avuto un incidente’, mi diceva. In quel momento il mondo per me si è fermato”. Alessio si precipita al pronto soccorso dell’Ospedale Civico. E rievoca una sensazione di angoscia senza precedenti. “Non avevano ancora portato mio padre. Però vedevo una luce lampeggiare in corridoio: ‘caso grave in arrivo’. Sapevo che si trattava di mio papà. È stato tremendo, piangevo come un bambino. Ero devastato, lì seduto su quella sedia del pronto soccorso. Senza più capire se stessero passando minuti oppure ore. Poi sono arrivati tutti quanti. Ho visto passare papà davanti a me, pallido e completamente intubato”.

La lunga notte - Inizia così una lunga notte per la famiglia di Bill Arigoni. “Ancora oggi mi chiedo cosa abbia provato la moglie di mio padre. È stata allertata da un vicino di casa, quando è arrivata sul posto l’ha visto agonizzante, ha visto la sua vita andarsene praticamente. Di certo so cosa ho provato io quando un medico quella notte mi ha detto che papà rischiava seriamente di morire. Cosa che poi è effettivamente accaduta purtroppo”.

 

Coscienze da scuotere - La testimonianza di Alessio vorrebbe, in un certo senso, scuotere le coscienze di chi si mette al volante con eccessiva leggerezza. “È stata una grande tragedia, per cui soffriamo ancora adesso. La signora che ha investito mio padre non aveva fatto nulla di particolarmente grave. Andava a velocità normale e si è semplicemente distratta. È stato un grosso colpo di sfortuna, anche perché mio papà ha sbattuto la testa sul parabrezza pesantemente”. Però ci sono tutti gli altri casi. Ed è su questi che Alessio si sofferma. “Oggi ci sono mille distrazioni in auto, dal cellulare all’apparecchio Gps. E su questo bisogna insistere molto. La vita di una persona vale più di un sms o di una chiamata”.

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