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L’autore misterioso va a caccia di uno scrittore di talento
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Antonella Piccolo (al centro) con due sue collaboratrici, Alessia Rodrigues e Gabriela Stimova.
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13.04.2022 - 11:060

L’autore misterioso va a caccia di uno scrittore di talento

Singolare progetto lanciato dalle Edizioni Flamingo. Con lo scopo di pubblicare un libro originale.

La direttrice editoriale Antonella Piccolo: «Noi vi diamo l’incipit e chi lo desidera, può continuare il racconto scrivendo via email il seguito». Ecco come funziona.

BELLINZONA - A caccia dello scrittore talentuoso nascosto nella Svizzera italiana, con un singolare botta e risposta via email. A lanciare l’iniziativa è la casa editrice Flamingo di Bellinzona con un innovativo progetto chiamato “L’autore misterioso”. È la direttrice editoriale Antonella Piccolo a spiegare come funziona. «Uno scrittore, che desidera rimanere nell’anonimato, vuole lanciare un progetto aperto a chiunque desideri cogliere l’occasione di scrivere un romanzo epistolare a quattro mani. Noi vi diamo l’incipit e chi lo desidera, può continuare il racconto scrivendo il seguito all’autore misterioso. Inutile dire che lo scopo è quello di arrivare alla pubblicazione di un libro originale. E di scoprire allo stesso tempo le doti di uno scrittore nostrano».

Un esperimento che porterà alla realizzazione di un testo insolito. Tutto si svolge in forma quasi giocosa. «L’autore misterioso – riprende Piccolo – ha iniziato il suo libro. E ora cerca qualcuno che lo prosegua in maniera brillante, fuori dagli schemi. Chiunque abbia idee originali può proseguire il testo scrivendo all’indirizzo email lautoremisterioso@gmail.com. Ci occuperemo di fare da tramite tra i due scrittori, garantendo l’anonimato richiesto. Si tratta di una sfida con sé stessi ma anche con l’altro. Una sorta di “gioco al rialzo”, che vorrebbe creare un terreno fertile per colpi di scena e innovazione».

Ecco l’incipit del romanzo epistolare:

Miro alla testa, aumento lo zoom del mirino. Il soldato che tra poco si accascerà a terra è girato di spalle. Inspiro e mi affido alla mano ferma concessa dal diazepam assunto poco fa.

Sparo, colpendo proprio il centro della nuca. Il soldato cade, in una pozza di sangue. Dall’alto del palazzo su cui sono appostato passo subito al prossimo bersaglio. Ripeto meccanicamente da capo le operazioni appena concluse.
Le scie di sangue spariscono poco dopo essere state sparse al suolo.

Inizio ad annoiarmi: sto sbadigliando.

Decido di colpire i civili. Stesso procedimento: miro, zoom e sparo.

Miro, zoom e sparo.

Ma non mi basta. Continuo a non divertirmi.

Prendo di mira i miei alleati.

Miro. Zoom. Sparo.

Il sangue macchia il terreno e poco dopo sparisce.

Basta, cambio scenario.

Ora sono alla guida di un’auto sportiva. Sfreccio rapido in una città dell’America centrale.

A bordo strada sosta un capannello di persone che trovo molto invitante.

Premo sull’acceleratore e punto in modo deciso verso di loro.

Li investo come birilli.

La maggior parte cade a terra e quelli che se la sono cavata fuggono urlando.

Arresto la macchina. Scendo e raccolgo i soldi che aleggiano sui loro corpi morti.

Risalgo rapido sull’auto e torno a correre per le strade finché dietro di me appaiono alcune auto della polizia a sirene spiegate.

Mi attraversa una leggera adrenalina e inizio a immaginare la fuga perfetta, o la mia morte.

Salgo a tutta velocità su un ponte e sterzo bruscamente a destra, precipitando nel fiume con l’auto.

Sono morto.

Ricompaio vivo al di fuori di un ospedale. Ancora una volta con la mia vita e la mia noia in mano.

Da tempo trascorro le mie giornate così: davanti al pc, ai videogiochi o facendo scorrere le vite degli altri con un pollice su uno smartphone.

Ma ora eccomi qui a scrivere. Ma a chi?

Forse sto solo scrivendo a me stesso. Dopotutto ormai non interagisco con nessuno al di fuori di me stesso da... quando? Nemmeno lo ricordo.

Sono convinto di non aver bisogno di nessuno e, anzi, che “gli altri” siano solo una seccatura.

La mia comfort zone si è ristretta fino a coincidere con la mia stessa pelle.

Ma ora scrivo a te.

A te, che probabilmente nemmeno mi risponderai. A te, che magari proprio come me ti senti comodo solo fino alla tua pelle e oltre a quella non tolleri nulla, nemmeno la luce del sole.

O magari a te, che invece conosci ancora il piacere delle piccole cose. Quelle piccole cose che io ho dimenticato e che non voglio nemmeno ricordare per il senso di inadeguatezza che mi sbattono in faccia ogni volta che ci penso.

Scrivo a te, a un indirizzo email a caso, perché ora voglio vivere qualcosa di più vero: tutti questi schermi iniziano a non bastarmi.

E tu? Chi sei? Ma, soprattutto, ci sei?

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