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26.07.2021 - 07:010
Aggiornamento : 09:48

«Le nostre reti neurali usate da 3 miliardi di smartphone»

Jürgen Schmidhuber è considerato il padre dell'intelligenza artificiale

Dal suo laboratorio di Lugano insegue una tecnologia in grado di superare il cervello umano

LUGANO - Il Professor Jürgen Schmidhuber, nato a Monaco di Baviera 58 anni fa, svolge la sua attività a Lugano ed è la mente in qualità di “Chief Scientist” della sua società “nnaisense”, che mira a costruire la prima intelligenza artificiale (IA) pratica di uso generale.

I suoi sistemi sono una rivoluzione e sono già presenti da tempo nella nostra vita quotidiana.
«È uno sviluppo di nuove metodologie per permettere al computer di interpretare in tempo reale informazioni complesse. Per eseguire questa attività occorre capire sia il significato dei suoni, sia quello delle relative parole».

Questa scoperta universale viene proposta dai colossi del settore. Per lei che ha cominciato le sue ricerche all’età di 15 anni è sicuramente un motivo di grande orgoglio.
«Apple, Google, Microsoft, Amazon, Facebook: dall’agosto del 2017 queste cinque grandi aziende mondiali stanno utilizzando massicciamente le reti neurali di apprendimento profondo (Deep Learning) sviluppate nel mio laboratorio dai primi anni ’90, ora su 3 miliardi di smartphone e in uso miliardi di volte al giorno».

Professore, ci può fare qualche esempio pratico?
«Google Traduttore è notevolmente migliorato dal 2016, ma anche il riconoscimento vocale dei cellulari Android, che ha raggiunto oggi miliardi di apparecchi».

Pure i social sono grati alla sua tecnologia.
«Facebook ha annunciato nel 2017 che usa la nostra LSTM per tradurre 30 miliardi di messaggi al giorno, il che significa 50’000 al secondo. Abbiamo contribuito a migliorare Siri e QuickType su quasi 1 miliardo di iPhone e creato le risposte di Alexa di Amazon, che potrebbe sembrare una registrazione, ma non lo è».

Altre potenzialità?
«Controllare i robot, analizzare le immagini, riassumere i documenti, riconoscere i video e la calligrafia, prevedere malattie e valutare l’andamento dei mercati azionari, comporre musica».

In che modo la vostra ricerca sull’apprendimento profondo è andata oltre quella degli altri laboratori?
«La potenza di calcolo e l’efficienza richiedono reti neurali molto profonde e noi ci siamo concentrati su questo aspetto basilare fin dall’inizio. Oggi i computer sono molto più veloci e questo favorisce l’utilizzo dei nostri algoritmi».

Come si relazionano con il cervello umano?
«La nostra corteccia ha vincoli fisici simili. Ha circa 100 miliardi di neuroni, ognuno collegato a 10'000 altri neuroni in media. Suono, vista, tatto, dolore, fame, sono alimentati da neuroni di imput, altri sono neuroni di uscita che muovono i muscoli. Lo stesso vale per le nostre reti neurali ricorrenti artificiali, che imparano meglio a riconoscere il parlato, la scrittura a mano, il video, a minimizzare il dolore, a massimizzare il piacere o a guidare auto simulate».

Cosa ci dobbiamo aspettare da questo sviluppo?
«L’evoluzione tecnologica è molto più veloce di quella biologica e tra pochi decenni potremmo avere l’intelligenza artificiale a livello umano con applicazioni veramente illimitate. Ogni business cambierà insieme a tutta la civiltà. L’IA non introdurrà una nuova qualità di minaccia esistenziale. Tutto andrà bene!».

La “nascita” del Professore riparte da Lugano
Si pronuncia “nascense”, perché si tratta di una vera e propria nascita di un’intelligenza artificiale basata su reti reurali (NNAI) per scopi generali. “nnaisense” è la compagnia del Professor Jürgen Schmidhuber con sede a Lugano, riconosciuta in tutto il mondo. Nata nel 2014, opera grazie ai suoi cinque co-fondatori e a una trentina di collaboratori (in crescita) con alcune fra le aziende più famose, entrate attraverso applicazioni IA nell'industria e nella finanza. L’obiettivo è quello di andare ben oltre ciò che è possibile e realizzare la grande svolta pratica che cambierà tutto: “nnaisense” ha lo scopo di rendere la vita umana più lunga, più sana e più facile. La compagnia ha vinto il “Learning to Run” al NIPS di Long Beach, in California, con oltre 400 concorrenti dell'industria e del mondo accademico. La sfida era quella di controllare un tronco umano simulato e farlo correre il più lontano possibile, per il quale sono state necessarie diverse settimane di programmazione. Del resto, un bimbo impiega normalmente un anno per alzarsi e camminare.

 

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