Cloe Maggetti e Chantal Lemma
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27.05.2021 - 06:000
Aggiornamento : 09:18

«Non ci vergogniamo di dirlo: abbiamo subìto violenza»

Chantal Lemma, 35 anni, e Cloe Maggetti (23) ci mettono la faccia. Sono tra le fondatrici dell'associazione Bellatrix.

Nasce un nuovo supporto per chi è vittima di abusi, fisici e psicologici, in casa. «Spesso – sostengono le due donne – c'è il timore di denunciare. Tanti casi non vengono mai segnalati per paura».

LUGANO - «Sì. Noi abbiamo subìto determinate violenze. E non abbiamo paura di metterci la faccia». Chantal Lemma, 35 anni, e Cloe Maggetti (23) sono tra le fondatrici di Bellatrix, neonata associazione basata nel Luganese, che si batte contro la violenza domestica. Un progetto non legato al genere. «Perché – spiega Chantal, che è presidente –, seppure rappresentino una minoranza, ci sono anche uomini che subiscono in silenzio». 

Un problema serissimo – Botte, calci, abusi di natura sessuale, ma anche tantissima violenza psicologica. Confederazione e Cantoni di recente hanno annunciato di volere prendere provvedimenti sempre più concreti nei confronti di una piaga che nel 2020, stando ai dati del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ha fatto registrare 20.000 casi su suolo nazionale, con ben 28 persone morte, in prevalenza donne. Ad esempio si vuole puntare su una centrale per le segnalazioni, così come sull'intensificazione dell'assistenza alle vittime. 

La punta dell'iceberg – Bellatrix vuole offrire qualcosa di complementare a quanto già esiste. «I membri della nostra associazione sono sette – dice Cloe –. Sei femmine e un maschio. Tutti in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con questo problema. Il nostro scopo non è quello di fare pubblicità ai nostri accaduti, ma piuttosto all’associazione che si occupa di sostenere le vittime. Le statistiche sono utili. L'ultimo caso ticinese risale a domenica, con una 47enne del Bellinzonese finita all'ospedale per mano del partner. Ma la realtà è che i numeri indicano solo la punta dell'iceberg. C'è tanta violenza nascosta e non segnalata per paura». 

L'illusione e il temporeggiamento – Chantal spiega ulteriormente il concetto: «Le vittime spesso temono che, pur denunciando, le autorità non possano fare chissà cosa. Perché magari a livello legislativo non ci sono le basi per punire severamente chi commette abusi. Pensiamo ad esempio ai reati legati allo stalking. A spaventare è proprio quello che potrebbe succedere dopo. Denuncio: e poi? Noi vogliamo affermarlo ad alta voce: la denuncia è sempre la cosa giusta. Tante volte le persone sperano in un miglioramento della situazione, si illudono, temporeggiano, restando in scacco di qualcuno per mesi o anni».  

«Siamo come le vittime» – Le prime settimane di attività per Bellatrix sono state intense. «Ogni giorno – precisa Cloe – riceviamo almeno una o due segnalazioni. Le vittime sono confortate dal fatto che noi siamo persone come loro, che hanno vissuto determinati problemi. E non ce ne vergogniamo. Tanti ci segnalano condizioni di violenza psicologica. Sappiamo che la violenza psicologica è il preludio a qualsiasi altro tipo di violenza. È subdola, difficile da dimostrare e da notare. Ecco perché non bisogna accettare compromessi».

L'uomo che si vergogna – Bellatrix, come anticipato, non è un'associazione femminista. Anzi. «L'uomo si vergogna ancora di più di subire violenza – fa notare Chantal –. Violenza fisica, psicologica, economica. Quando ci sono figli di mezzo, tra l'altro, capita che l'uomo possa venire annichilito dalla donna. Anche questa è violenza».

Presa di coscienza – Le ultime parole sono di Cloe. Con un messaggio di speranza. «Chi commette violenza di solito non gradisce il fatto di essere messo con le spalle al muro a causa dei suoi sbagli. Noi però vogliamo andare oltre. È importante la presa di coscienza di quanto commesso. Le persone violente hanno problemi personali che vanno affrontati. Con volontà, umiltà e consapevolezza. Una presa di coscienza aiuta entrambe le persone coinvolte, anche la vittima. È anche questo messaggio che vogliamo fare passare». 

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