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LUGANO
26.04.2021 - 07:020
Aggiornamento : 09:54

«Un buco di un anno, ma ora so cosa fare»

Samantha, 22 anni, ha trovato lavoro nonostante la pandemia. Ma è stata dura. Una storia comune

Il percorso professionale di molti giovani in Ticino è stato interrotto dal Covid. Quanto peserà sul loro futuro? Il progetto di Sos Ticino

LUGANO - Nel presentarsi a un colloquio, per Samantha il "buco" è il pensiero principale. Si nota? Come lo spiegherò? È candidata a un posto da disegnatrice in un'azienda di moda del Luganese. Ma nel suo curriculum - come in quello di molti giovani ticinesi - la pandemia ha creato un vuoto grande quanto un anno, pieno di ansie e dubbi esistenziali.   

«È una situazione sicuramente brutta, che non auguro a nessuno» racconta la 22enne di Castione. Dopo il diploma di tecnica della moda alla Sams di Biasca e la specializzazione alla Ssst di Viganello, la sua prima - e ultima - esperienza lavorativa è stato uno stage come modellista nel 2019. Il contratto è finito con l'inizio della pandemia.

La Fashion Valley ha subito un duro contraccolpo dal Covid, con un largo ricorso al lavoro ridotto ma licenziamenti «ancora relativamente contenuti» secondo l'associazione Ticino Moda. Di sicuro, non il momento migliore per una giovane inoccupata con poca esperienza e tanti sogni in testa. «Ho cercato ovunque, inviato candidature, seguito corsi. Con il passare dei mesi la frustrazione aumentava» ricorda Samantha. Alla fine, la svolta è arrivata grazie a un progetto di Sos Ticino e della Seco. 

Si chiama CT2, è un programma di coaching rivolto a una quarantina di giovani in cerca di primo impiego, entro febbraio prossimo. Lanciato a ottobre, il progetto replica un modello collaudato durante la crisi del 2008. «Nei momenti di turbolenza economica i giovani sono le prime vittime, dal punto di vista lavorativo» spiega Antonio Debitonti di Sos Ticino. «Per questo abbiamo deciso di rilanciare questo intervento». 

Oltre a Samantha a seguire il percorso - quattro mesi, sedici incontri a testa - sono stati finora una quindicina di ragazzi da tutto il Cantone. Apprendisti, neo-laureati, giovani licenziati o che hanno abbandonato la formazione. «Alcuni hanno perso l'entusiasmo, molti hanno le idee confuse» racconta il consulente Guido Mele. «In generale la preoccupazione per il futuro è aumentata ed è giusto che lo sia: ma il nostro consiglio è di non lasciarsi andare. Le situazioni di crisi favoriscono l'emergere dei talenti. Il nostro compito è appunto quello di tirarli fuori». 

A Samantha è andata bene. A pochi giorni dall'ultimo colloquio - dopo sedici mesi di inattività - ha ricevuto la prima risposta positiva: assunta. Questa settimana inizia uno stage di sei mesi. Non sarà il mestiere della vita, ma è comunque entusiasta. «Questi mesi - dice - mi hanno inoltre aiutata a capire cosa voglio fare davvero, dopo. Insegnare il mio mestiere. È un progetto che prima quasi nascondevo a me stessa. Ora so a cosa puntare». Non resta che farle gli auguri. 

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