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18.12.2020 - 06:390
Aggiornamento : 10:12

«Mia nonna isolata dal Natale Covid»

Case per anziani blindate in vista delle festività. Lo sconforto di una giovane nipote. E di chi lavora al fronte.

Il numero di contagi sembra potere impedire visite o uscite. Quanta frustrazione per ospiti e parenti. Ma anche per il personale di cura.

LUGANO - Che Natale sarà per i circa 4.700 ospiti delle case per anziani ticinesi? Se lo chiedono tante famiglie, sfinite da una maratona che va avanti da febbraio. Le regole anti Covid-19, unite al mancato calo dei contagi, rischiano di isolare anche durante le festività una categoria di persone già massacrata in questo 2020. Commovente la testimonianza di una ragazza che ha la nonna collocata in una struttura del Luganese. «Al momento sono possibili solo passeggiate a piedi, a basso rischio. Senza auto. Altri tipi di uscite sono vietati. Tutti ci chiediamo se per Natale ci verrà concesso qualcosa in più». 

Una fase logorante – Dalle autorità, tuttavia, non sembrano arrivare segnali incoraggianti. E la fase in cui ci si trova diventa logorante per le famiglie. «La direzione e il personale – riprende la giovane – stanno facendo del loro meglio. Io non voglio criticare nessuno, la situazione è seria e lo sappiamo. Ma la nonna sta regredendo sia dal profilo fisico, sia da quello mentale. Questa mancanza di contatto è terribile». 

Il treno (forse) perso – In realtà, nel corso dell’anno, sarebbe forse stato possibile tornare provvisoriamente a una semi normalità. Il treno è stato perso probabilmente a giugno, quando i casi di contagio globalmente erano in calo. Ma regnava la, comprensibile, paura di fare la classica mossa sbagliata. Le viti, in seguito a parecchie pressioni, sono state "smollate" solo a settembre, nello stesso periodo in cui, sfortunatamente, i contagi sono piano piano risaliti.

Da dieci mesi con pochi contatti – «E così mia nonna è avvolta da una solitudine continua ormai da 10 mesi – riprende la ragazza –. Stiamo parlando di una persona finita in casa per anziani a causa di questioni di salute fisica, ma che era comunque abituata alle nostre visite, a uscire, a tornare nel posto in cui aveva vissuto fino a poco prima».

Numeri che non tranquillizzano – Il problema è che nelle case per anziani il numero di persone positive attualmente si aggira attorno alle 200 unità (dati aggiornati al 17 dicembre). I decessi da inizio pandemia sono stati quasi 300 (900 invece i decessi per cause non legate al Covid). Circa 10 al giorno i nuovi contagiati. Le case per anziani colpite dal Covid sono attualmente 25, alcune di queste in modo molto forte.

Il prezzo da pagare – Ci sarà qualche allentamento per le feste nelle case per anziani non colpite dal Covid? Oppure si continuerà, almeno fino all'arrivo del vaccino, su questa strada? Eliano Catelli, presidente dell’Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana (ADiCASI), interpellato da Tio/20Minuti, spiega: «Per ora non abbiamo novità su eventuali cambiamenti. Nessuno vorrebbe limitare la libertà dei nostri anziani. Tuttavia, il prezzo che si rischia di pagare in caso di contagio è alto. L’autorità si trova ad affrontare una situazione davvero complicata».  

Si fa quello che si può – Nel frattempo, nelle 70 strutture per anziani ticinesi ci si sta preparando per allietare le feste dei residenti. Alla casa Solarium di Gordola, dove Catelli è direttore, ci si sta dando da fare per preparare il tradizionale pranzo di Natale. «Quest’anno saranno proposti ai residenti alcuni momenti di festa, in piena sicurezza, nei giorni precedenti il Natale. In quelle occasioni i parenti interessati si potranno collegare tramite zoom per partecipare all’evento e salutare i loro cari. Invece il giorno di Natale, nell’ambito delle visite programmate, si potranno comunque visitare dal vivo i propri cari. Ci impegneremo per permettere a tutti di ricevere una visita».

Un anno durissimo – Se la situazione epidemiologica non dovesse migliorare, probabilmente gli anziani non potranno andare a domicilio. «Emotivamente – sostiene Catelli – è davvero un anno duro per tutti, per le autorità, per i residenti, per i famigliari. Ma anche per noi che lavoriamo al fronte».

Basta colpevolizzare – Giampaolo Cereghetti, presidente dell'Associazione ticinese per la terza età (ATTE), spezza una lancia in favore delle strutture geriatriche. «Penso che a volte le case per anziani siano state dipinte in modo troppo severo. In generale mi sembra che il personale mediamente abbia lavorato bene in questi mesi. Certo che se le condizioni della pandemia impongono misure rigide, capisco che il grado di insofferenza di ospiti e parenti possa aumentare. È umano. Ma si eviti di colpevolizzare». 

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