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CANTONE
19.10.2020 - 08:000
Aggiornamento : 20.10.2020 - 11:23

Il Covid torna a fare paura, e il dottore non ce la fa più

Pazienti spaventati, medici di famiglia sull’orlo della crisi di nervi. L'analisi del presidente dell’Ordine.

Franco Denti critica chi in estate non ha preso misure preventive in vista dell'autunno: «Andavano potenziati i checkpoint dedicati al coronavirus. Siamo ancora in tempo, agiamo subito».

BELLINZONA - È successo qualche weekend fa. Una giovane donna del Bellinzonese con febbre alta chiama il medico di picchetto. Ci sono incomprensioni. La signorina, che teme di avere il Covid-19 (poi non confermato), chiede che il dottore vada a casa sua. Lui, in assoluta buonafede, sostiene che a domicilio, di sabato, può fare ben poco. La invita ad andare in studio, o direttamente in ospedale. Alla fine non se ne fa nulla e la donna si farà poi curare nelle settimane a seguire per quella che si rivelerà essere un’infezione legata a un calcolo renale. È una vicenda emblematica. Da una parte il panico della gente di fronte al ritorno prepotente del nuovo coronavirus, dall’altra i medici di famiglia, sempre più sotto pressione e sull’orlo dell’esaurimento.

Bombardati di chiamate – Quello raccontato non è un caso isolato. Nel Locarnese un altro dottore evidenzia: «Siamo bombardati di chiamate. La gente pretende il tampone subito. Per avere certezze. In poche settimane siamo piombati nel caos più totale». Più o meno la stessa musica in uno studio del Mendrisiotto. Il titolare si sfoga: «Il nostro, al momento, è un mestiere ingrato. Ci prendiamo un sacco di insulti. I pazienti ci chiamano e dicono che non vogliono prendere i mezzi pubblici per paura di contagiare gli altri. E quindi “pretendono” la visita a domicilio».

La fragilità di chi lavora al fronte – Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, è categorico. «Passo tanto tempo a sostenere psicologicamente i colleghi. Alcuni sono molto fragili e stanno facendo davvero fatica a reggere l’urto. La metà dei medici di famiglia in Ticino ha più di 60 anni, tra l’altro. C’è anche questo aspetto da considerare. Anche loro rientrano nella categoria delle persone più a rischio».

La frecciata – Il problema, secondo Denti, sta a monte. «Si sapeva che questa seconda ondata sarebbe arrivata. La scorsa estate si sarebbe dovuto pensare a un potenziamento autunnale dei checkpoint dedicati al Covid-19. Cosa che non è stata fatta per tempo. Attualmente sono solo quattro e con orari limitati. È un potenziamento necessario. Perché da una parte alleggerisce gli studi medici, che in tal modo possono continuare a trattare i pazienti che hanno altre patologie. Dall’altra, invece, permette di frenare il riempimento degli ospedali. Diversi studi medici non sono neanche attrezzati per visitare pazienti Covid. Non va dimenticato».

Non devono più "pagare" gli studi medici – Denti è preoccupato. E lo ammette chiaramente. «I contagi stanno salendo. Al momento i ricoveri nella Svizzera italiana sono ancora numericamente bassi. Ma dobbiamo pensare ai mesi che verranno, quando ci troveremo confrontati anche con la classica influenza stagionale. Non è più accettabile ritrovarsi con le cure intensive stracolme come accaduto la scorsa primavera. Così come non è più accettabile un nuovo blocco degli studi medici a causa della pandemia. Ci sono anche i pazienti “non Covid” che devono essere seguiti. Occorre agire subito».   

 

 

 

 

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