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15.09.2020 - 20:490

Una notte a Como, 10 giorni senza visite in ospedale

I pazienti che hanno soggiornato all’estero devono sottoporsi a un isolamento preventivo “doppio”.

Lo sfogo di una donna che per aver dormito a casa della suocera, a Como, non ha potuto abbracciare la figlia prima di un'operazione. Ma il regolamento parla chiaro.

MENDRISIO - È una disposizione in vigore ormai da tempo, ma passata un po’ sotto traccia in mezzo alla miriade di normative introdotte a protezione dei degenti negli ospedali ticinesi. Ad averne subito le conseguenze c’è Sara* che, ricoverata negli scorsi giorni all’OBV di Mendrisio, si è ritrovata a dover trascorrere 10 interminabili giorni da sola. Senza poter vedere il marito o abbracciare la figlia di pochi mesi.

Il regolamento attualmente in vigore all'EOC prevede infatti che i pazienti che hanno trascorso anche solo una notte all'estero vengano sottoposti a un isolamento preventivo di 10 giorni (a partire dal giorno in cui sono rientrati in Svizzera). Un lasso di tempo - in cui evidentemente non possono ricevere alcuna visita - che è il doppio rispetto ai “classici” cinque giorni che valgono per (quasi) tutti i nuovi degenti. E questo indipendentemente dal fatto che il Paese sia o meno sulla black list dell'UFSP.

Sul divano della suocera - «Ho trascorso una sola notte in Italia, oltretutto sul divano di mia suocera a Como, a due passi dal Ticino. Non sono andata a ballare o a fare chissà cosa. È assurdo, è una cosa che non sta né in cielo, né in terra», si sfoga la donna. Ma il protocollo dell’Ente però chiaro: «In caso di ricovero differibile/elettivo, al momento della programmazione, il paziente viene informato di non recarsi all’estero i 10 giorni precedenti, in modo da evitare l’isolamento. Nel caso di ricovero urgente, invece, il paziente viene informato al momento stesso del ricovero», spiega il Responsabile del Servizio di comunicazione dell’EOC Mariano Masserini.

E i frontalieri? - La misura solleva un altro aspetto: quello del frontalierato. Parecchio personale ospedaliero, in fin dei conti, risiede proprio all’estero. «Il personale sanitario (e quindi anche il personale frontaliere) ha l’obbligo d'indossare la mascherina chirurgica durante il servizio in ospedale. Questo obbligo non vige per i pazienti», ribatte Masserini. L’isolamento preventivo, secondo Masserini, permette quindi di rafforzare la protezione da eventuali contagi da parte di persone che sono transitati in Paesi (e quindi contesti epidemiologici) diversi dal nostro.

Il tampone non è la soluzione - Restare isolati per 10 giorni, per di più in un ospedale, è certamente fastidioso. Ma per le autorità non si può fare altrimenti. Anche perché, come ormai noto, il tampone non può essere un'alternativa. Un test negativo al primo giorno di degenza non esclude infatti che il virus si sviluppi nei giorni successivi. Il tampone è utile solo in caso di sintomi oppure quando ci si trova di fronte a situazioni conclamate di contatto a rischio (cioè il contatto con una persona infetta, a distanza minore di 1.5 m, per più di 15 minuti e senza protezione). 

Allentamento in vista - A livello cantonale è comunque in discussione la possibilità di un allentamento delle misure che riguardano i nosocomi, fra cui questa, conferma Masserini. Va inoltre segnalato che la misura è già stata leggermente allentata. Al momento dell’emissione della raccomandazione, la stessa prevedeva un isolamento di 14 giorni, successivamente scesi a 10. «Questo in virtù della percentuale bassissima di sviluppo della malattia trascorsi 10 giorni dal possibile contatto», conclude Masserini.

*Nome di fantasia

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