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LUGANO
02.07.2020 - 11:560
Aggiornamento : 16:24

«Ha fatto di tutto per essere fermato»

Strage progettata alla Commercio di Bellinzona: la difesa ha chiesto una riduzione della pena

Per l'avvocato Luigi Mattei l'imputato 22enne «voleva essere fermato» e «non è un mostro ma un ragazzo in difficoltà». Proposto il collocamento in una struttura psichiatrica, e una formazione professionale

LUGANO - Le foto su Facebook. I messaggi ai compagni di scuola. Una chiamata - senza risposta - al Telefono amico. E infine una mail disperata a una professoressa. 

I campanelli d’allarme sono stati tanti, nella corsa dell’ex studente della Commercio di Bellinzona verso il folle piano di una strage scolastica. Segnali lanciati dal giovane, «come delle richieste di aiuto». 

Ne è convinto l’avvocato difensore Luigi Mattei, che questa mattina ha iniziato la sua arringa nel processo allestito presso il Palazzo dei Congressi di Lugano. Per il 22enne il procuratore pubblico Arturo Garzoni ha chiesto mercoledì una pena sospesa di 7 anni e mezzo, per atti preparatori di strage. 

La difesa in aula ha elencato una serie di attenuanti, e invocato per il giovane la media scemata imputabilità, sulla base delle numerose perizie psichiatriche. A suo favore deporrebbe la totale collaborazione con gli inquirenti, e il fatto di avere «lui stesso fatto di tutto per essere fermato».

Tra aprile e maggio 2018 l’allora 19enne aveva iniziato a manifestare comportamenti «preoccupanti» a scuola. Nel suo diario parla di propositi di suicidio, un pensiero che - ha sottolineato in aula l’avvocato difensore - nella mente del giovane era comunque un’alternativa alla strage. «L’opzione più attrattiva - scriveva ad esempio - è quella di una morte solitaria e quasi accidentale». Poi, altrove, tornava al piano stragista: «Deve succedere, l’ultima vetta del male, la via senza ritorno delle creature maledette da dio». 

E tuttavia - ha sottolineato la difesa - il ragazzo «non era un mostro ma un’anima precipitata in un vortice e impaurita dai suoi stessi propositi». Non a caso, nell’ultimo periodo avrebbe suonato lui stesso i campanelli d’allarme che portarono al suo arresto. 

La prova? Le testimonianze di amiche di scuola, a cui il giovane aveva raccontato il suo disagio; il tentativo di chiamare il Telefono amico, e «la grande delusione» quando un operatore gli aveva risposto di chiamare più tardi. Infine, la mail inviata tre giorni prima dell’arresto a una docente di lingue.    

«Ben tre fonti hanno allertato la polizia nei giorni precedenti all’arresto. E queste fonti erano state allertate dallo stesso imputato, che voleva essere fermato» ha sottolineato l’avvocato Mattei. «Questo senza nulla togliere all’operato della polizia e della scuola, che hanno reagito prontamente». 

La difesa non contesta il reato di atti preparatori di assassinio, ma ha chiesto una «sensibile riduzione della pena» rispetto ai 7 anni e mezzo proposti dalla Procura. E condivide la necessità di una misura di collocamento stazionario in una struttura psichiatrica. «Il mio assistito soffre tuttora per quello che stava per fare, e riconosce di avere bisogno di un aiuto professionale» ha concluso Mattei. Accanto al trattamento psichiatrico, come indicato dalle perizie psichiatriche, la difesa chiede l’allestimento di un percorso di formazione professionale, per altro già iniziata dall’imputato nel settore contabile, negli ultimi due anni. 

Al termine dell’arringa, e prima di congedare la corte - che si riunirà oggi pomeriggio in camera di consiglio - il giudice Mauro Ermani ha dato la parola al 22enne. Quest’ultimo ne ha approfittato per chiedere «scusa a tutti quelli che ho spaventato e messo in pericolo, e che si sono sentiti male a causa mia. Mi dispiace». La sentenza verrà pronunciata domani pomeriggio alle 16.

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