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BELLINZONA
01.07.2020 - 21:350

Il Tf dà torto a Cheda: «La libertà d'espressione non è assoluta»

Losanna conferma la diffamazione ripetuta in due scritti che attaccavano gli avvocati Gianoni, padre e figlio

Ma Cheda insiste: «Ho raccontato fatti veri e dimostrabili». E annuncia ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo

BELLINZONA - Sono passati nove anni da quell’articolo di giornale e dall’opuscolo informativo in cui attaccava l’ex municipale Filippo Gianoni e il padre Franco. Lo scorso 19 giugno il Tribunale federale ha posto la parola fine alla battaglia giudiziaria tra i due avvocati e l’autore degli scritti, il giornalista Matteo Cheda.

I giudici di Losanna hanno infatti respinto il ricorso di quest’ultimo contro la sentenza della Corte di appello che, lo scorso 6 dicembre, aveva confermato la condanna di Cheda per ripetuta diffamazione, pur riducendone la pena a 10 aliquote giornaliere, in considerazione del lungo tempo trascorso, e annullando la multa. Questo aveva stabilito la CARP e questo ha confermato il Tribunale federale. 

Nel suo ricorso a Losanna Cheda ha invocato la libertà di espressione, richiamando anche il dibattito politico molto acceso in cui si inserivano le pubblicazioni incriminate. A tal proposito nella sentenza, appena pubblicata, il Tf rileva comunque che «la libertà d'espressione non è assoluta. Sono possibili restrizioni, purché fondate su una base legale, giustificate da un interesse pubblico, quale la tutela della reputazione e dei diritti altrui, nonché proporzionate, ovvero limitate a quanto strettamente necessario al perseguimento degli scopi di interesse pubblico». 

Nel suo giudizio il Tf rileva che Cheda «non è riuscito a dimostrare le allegazioni in giudizio.  Benché siano state formulate in un contesto di acceso dibattito politico, circostanza del resto tenuta in debita considerazione dalla CARP, sono state considerate varcare i confini della tolleranza che si impone in quest'ambito, in quanto esorbitanti la critica politica, facendo apparire gli accusatori privati come persone disoneste». 

Ma non finisce qui. Matteo Cheda, raggiunto per un commento, annuncia già ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo e insiste: «Erano fatti veri e dimostrabili. Filippo Gianoni era avvocato, a tempo parziale, e municipale responsabile del Piano regolatore. C'era un grosso conflitto d'interessi. Un cliente suo, e dello studio di suo padre, era proprietario di un terreno agricolo che Filippo Gianoni, come responsabile del Pr, ha proposto di trasformare in terreno edificabile. Il Municipio e il Consiglio comunale hanno approvato tale proposta, mentre il Consiglio di Stato accogliendo un mio ricorso l'ha respinta. Perché questa pianificazione era contraria alla legge. E avrebbe portato un sacco di soldi nelle tasche del proprietario. Un giornalista deve portare alla luce i fatti». 

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