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12.03.2020 - 15:190
Aggiornamento : 18:13

«Alloggi inaccettabili, tanto più in una seria emergenza sanitaria»

L'OCST denuncia le aziende che pur di trattenere i frontalieri propongono «dormitori improvvisati»

Il segretario cantonale Renato Ricciardi solleva anche il problema delle coperture assicurative inesistenti nel caso il dipendente si ammalasse di coronavirus

BELLINZONA - Il coronavirus screma tra buoni e cattivi datori di lavoro. Addirittura pessimi se stiamo alla denuncia dell'Ocst che parla di «dormitori improvvisati» per trattenere in Ticino i lavoratori frontalieri. «La situazione nel nostro cantone - dice il segretario cantonale Renato Ricciardi - sta in queste ore degenerando. In troppi stanno purtroppo esprimendo una totale mancanza di umanità e di senso della realtà». Il sindacalista parla di «proposte d'alloggio che non sarebbero accettabili in condizioni normali e men che meno in una situazione di seria emergenza sanitaria». È il caso, chiarisce al telefono, «della proposta assolutamente precaria di far dormire il lavoratore su una brandina nel magazzino dell'azienda. Su una brandina. Parliamo di una ditta dell'artigianato».

A queste situazioni estreme, continua Ricciardi, «si aggiungono richieste di non lasciare il cantone nel prossimo mese, aziende che prenotano alberghi per i lavoratori chiedendo loro di contribuire alle spese. Sono prevaricazioni che disgustano. Denunceremo queste situazioni, oltre che pubblicamente come stiamo facendo ora, anche alle autorità competenti».

Secondo l'OCST c'è però un altro aspetto, di cui ancora poco si parla, ossia se il dipendente frontaliero si ammala di coronavirus: «Chi si prenderà cura della salute di queste persone che non hanno copertura assicurativa nel nostro cantone? Chi si assumerà le spese delle loro cure? Il nostro sistema sanitario è preparato a sostenere un carico aggiuntivo di potenziali pazienti? Occorre essere coscienti che le norme attuali non garantiscono un'assistenza sanitaria ai lavoratori frontalieri».

Il sindacato chiede infine all'economia cantonale di cambiare passo: «È urgente fermare le attività non indispensabili per consentire di portare avanti esclusivamente i servizi strettamente necessari alla persona. Alcune aziende responsabili stanno agendo in questa direzione, ma sono ancora troppo poche, come testimoniano le code infinite alle nostre dogane in entrata e in uscita dal Paese».

Frontalieri in hotel: e se si ammalano? La lettera al Governo dell'AITI
LUGANO – Importante richiesta al Governo da parte dell'Associazione Industrie Ticinesi (AITI). In seguito all'allarme coronavirus, molti frontalieri hanno deciso di restare a vivere in Ticino, perlomeno durante la settimana lavorativa. Altri sono stati "costretti" a farlo dai rispettivi datori di lavoro. Ma cosa accade se uno di loro si ammala, o si infortuna? Chi si prenderebbe a carico le eventuali spese? E come?

Situazione inedita – Chiariamolo subito. Stiamo parlando di operai, impiegati, camerieri. Non si tratta di infermieri, persone attualmente strettamente indispensabili al sistema economico ticinese. Perché l'AITI ha ritenuto necessario formulare una simile domanda al Consiglio di Stato? «Perché dobbiamo essere in grado di dare risposte precise alle aziende che ci pongono domande – sottolinea il direttore Stefano Modenini –. Non possiamo trovarci sprovvisti su questi aspetti. È una situazione inedita. Al momento non abbiamo ancora ricevuto risposte».  

Diverse questioni aperte – Modenini non nasconde una certa preoccupazione. «Siamo parecchio sollecitati. È giusto che ci sia trasparenza. Quella legata alle assicurazioni sanitarie è solo una delle tante domande inoltrate al Governo. Ci sono diverse questioni aperte. E non riguardano solo i frontalieri che soggiornano negli alberghi o che hanno preso un appartamento provvisorio. Le nostre domande vanno ben oltre. Vogliamo essere in grado di dare informazioni puntuali a chiunque ce le chieda». Patrick Mancini
 

 

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