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17.02.2020 - 13:140
Aggiornamento : 16:10

Losanna spegne l'ultimo "lumino" a Girardi

L'ex direttore del locale erotico era tornato a insistere sul presunto finanziamento lobbistico alla Lega. Ma per l'Alta Corte il fatto è ininfluente

LUGANO - «Il ricorso non è motivato in modo sufficiente». Con una sentenza sprint, pronunciata un paio di settimane dopo l’inoltro del ricorso, il Tribunale federale ha dichiarato “irricevibile” l’ultimo tentativo di Luigi Girardi di ribaltare i giudizi che sinora lo hanno visto soccombere. L’Alta Corte, lo scorso 4 febbraio, ha "benedetto" la decisione presa l’11 dicembre 2019 dalla Corte di appello e di revisione penale del Canton Ticino. L’ex patron del locale a luci rosse Lumino’s, ricordiamo, era stato condannato nel giugno 2014 a 21 mesi per tentata violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. Secondo il giudice, Girardi aveva fatto pressioni sull’allora consigliere di Stato Michele Barra per far ottenere una licenza edilizia al suo locale hard a Lumino.

Il "buon rapporto" con la Lega - Dopo quella condanna Girardi, che oggi vive in Italia a due passi dal confine, non si è mai arreso. Ma anche il suo ultimo tentativo di mostrare che tra lui e i vertici della Lega ci fosse «un buon rapporto», tale da escludere i reati che gli vennero contestati, è naufragato a Losanna. 

Il "finanziamento lobbistico" - Nelle 12 pagine del suo ultimo ricorso - datato 16 gennaio 2020 - Girardi è tornato a battere il ferro sul suo presunto versamento di 50mila franchi ad Attilio Bignasca (episodio che quest’ultimo ha sempre negato). Nel suo scritto, invece, l’ex direttore del Lumino’s sostiene che «tale fatto è rilevante nella misura in cui dimostra l’esistenza dei pregressi rapporti personali di cordialità e comunione d’intenti tra il ricorrente e i diversi esponenti istituzionali della Lega». Tale presunto versamento, di cui Girardi sostiene ci sia una registrazione sonora nel suo iPhone 5 in possesso dal Ministero Pubblico dal luglio 2013, altro non sarebbe stato che «un finanziamento politico di tipo lobbistico». «Evidentemente - sostiene Girardi nel suo ricorso - questo gesto finanziario a favore di una formazione politica mirava non solo a creare dei rapporti personali più stretti ma anche a facilitare un trattamento non ostile nei confronti dell’attività svolta presso il Lumino’s: ciò che nel linguaggio volgare viene definito come la possibilità di beneficiare di “favori politici”».

Per il Tf fatti disgiunti - Una ricostruzione dei fatti che non ha però convinto il Tribunale federale. «La circostanza che il ricorrente intenderebbe dimostrare, vale a dire l’esistenza di un buon rapporto tra lui e i maggiori rappresentanti del movimento politico cui apparteneva il consigliere di Stato, non è suscettibile di influenzare l’accertamento dei fatti relativi al comportamento del 5 agosto 2013 oggetto della condanna». In sintesi, il presunto "finanziamento lobbistico" e la minaccia a Barra secondo i giudici losannesi potevano coesistere. In aggiunta il Tf ha respinto anche la domanda di assistenza giudiziaria ed ha accollato a Girardi 800 franchi di spese giudiziarie: «Il ricorrente non sostanzia minimamente un suo stato di indigenza». 

«Non finisce qui» - Contattato per un commento, Luigi Girardi annuncia che intende portare il suo caso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. E al tempo stesso s'indigna chiedendo «come mai nessun partito prende posizione su questo finanziamento alla Lega? Nessuno vuole vederci chiaro? Sembra che tutti i partiti in Ticino siano d'accordo».

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Ultimo aggiornamento: 2020-03-29 12:07:39 | 91.208.130.86