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17.02.2020 - 07:050
Aggiornamento : 15:39

«Trattato come un alieno dopo la morte del mio partner»

Due uomini che si amano da una vita, lui direttore di banca, l’altro insegnante. Ma l’Alzheimer favorisce i parenti. Che alla fine si sono presi tutto

LUGANO - La strada che porta al matrimonio sembra in discesa per le coppie gay. Lo stesso Consiglio federale sostiene il progetto che permetterà la conversione dell’unione domestica registrata in vere e proprie nozze. Un passo avanti, certo, a patto che le nuove vie vengano percorse. Anche perché non tutti sembrano approfittare dell’attuale quadro legale. 

Finora 254 unioni - Le unioni domestiche registrate (Udr), ovvero le unioni tra partner dello stesso sesso, avvengono in Svizzera dal 2007. Se ci si limita al Ticino il passo è stato finora compiuto da 254 coppie (dati disponibili al 2018 compreso). Dopo il boom iniziale - 50 unioni il primo anno - e il calo fino a 13 nel 2011, oggi il numero oscilla attorno alle venti ogni anno.

Più uomini che donne - Finora a registrare la relazione sono state in prevalenza le coppie maschili (182 coppie contro 72). Il primo “divorzio”, perché il passo è ovviamente revocabile, data del 2009 e fino al 2018 gli scioglimenti sono stati 31 (21 volte è saltata l’unione tra uomo e uomo). In termini assoluti il  nostro cantone si colloca leggermente sotto la media svizzera: nel 2018 le Udr sono state lo 0.006% della popolazione ticinese contro lo 0.0082% nazionale.

I rischi senza unione - Far vita di coppia, ma questo vale anche per le relazioni etero, senza registrarsi può essere rischioso. Lo dimostra la storia di D., 65 anni, di origine inglese, insegnante in pensione rimasto spiazzato dalla morte del partner avvenuta lo scorso aprile. «A chi vive una relazione come la mia raccomando di registrare ufficialmente l’unione. Per tutelarsi e non finire come me». 

«La famiglia era al corrente» - Dopo la scomparsa del compagno, D. è rimasto a vivere in Ticino: «Lui era molto benestante, è stato direttore di banca, io oggi faccio fatica a tirare avanti». Il suo è il racconto di una lunga storia d’amore mai ufficializzata davanti alle autorità. «Siamo stati assieme per 45 anni. Io ne avevo venti e lui ventotto. La sua famiglia era perfettamente al corrente della nostra relazione. Non tutti l’hanno accettata, ma venivano a trovarci. Non potevano far finta che non esistessi. Invece è successo».

La beffa dell’Alzheimer - È successo che all’improvviso il partner di D. si ammala. Il responso è crudele, Alzheimer: «All’improvviso non è più stato in grado di dare disposizioni. Lui era testardo, ne abbiamo parlato mille volte, mi diceva: va bene registriamo l’unione. Nessuno di noi due pensava alla malattia e quando l’abbiamo scoperto era troppo tardi per fare testamento».

Le visite “concesse” - Per due anni D. accompagna il decorso del male: «I suoi fratelli non mi hanno impedito di visitare tutti i giorni il mio compagno quando era in ospedale. Per fortuna almeno quello lo hanno accettato». Una parentesi di umanità che si è però chiusa all’improvviso lo scorso aprile.

Diventare un alieno - È l’aspetto, sottolinea D., «che più mi ha ferito. Il fatto di essere considerato come un “alieno” dalla sua famiglia. Mi hanno escluso anche dagli annunci funebri. Nemmeno il nome mi hanno riconosciuto. Sono finito genericamente tra gli “amici”». Dopodiché i quarantacinque anni di vita in comune, sul piatto della bilancia, hanno pesato zero: «Aveva una casa e una marea di soldi in banca. Hanno ereditato tutto i familiari e non c’è stato neppure un piccolo gesto nei miei confronti. Per questo raccomando a tutti: registrate la vostra unione!».

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