Foto Ufficio Esecuzioni
La facciata del Vaticano
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ARBEDO-CASTIONE
05.02.2020 - 06:060
Aggiornamento : 11:29

Il “Vaticano” finisce all’asta, ma è una stamberga del ‘700

Cosa si nasconde dietro la curiosa denominazione dell'edificio «in evidente stato di abbandono» che sarà battuto all'incanto il prossimo 5 maggio

ARBEDO-CASTIONE -  Il “Vaticano” è finito all’asta e il prossimo 5 maggio potrebbe avere un nuovo padrone. Ma all'origine del cambio di proprietà non c’è nessuna svolta pauperistica da parte della cattedra di San Pietro. L’oggetto della procedura esecutiva ha in effetti poco a che spartire con i fasti e gli sfarzi romani. 

Si tratta infatti di una costruzione ubicata in zona Ganna ad Arbedo-Castione. Un edificio che l’Ufficio dei beni culturali fa risalire al 1787 e, francamente, dimostra i suoi anni. Non tanto la facciata, ma gli interni che si trovano in condizioni deplorevoli (vedi galleria fotografica). «Tutta la struttura - si legge nella perizia allegata - è in evidente stato di abbandono». Di più, chi intendesse fare un sopralluogo è invitato a indossare un caschetto: «Le solette in legno - avverte chi ha stilato la stima - sono fortemente danneggiate e pericolanti».

E allora? Allora resta il fascino di un oggetto che racconta, a saperle ascoltare, storie antiche. Ma soprattutto c’è la curiosità di quel nome: il “Vaticano”... «L’origine di tale denominazione - informa la perizia - molto probabilmente deriva dall’affresco presente sulla facciata principale, con tema religioso, sopra la porta d’entrata». 

Il valore della stima, eseguita per l’occasione, è di 200mila franchi per il solo edificio di 111 metri quadrati, cui si aggiungono 19mila franchi per il terreno circostante. Inutile aggiungere che per riportare il Vaticano al primitivo splendore né occorreranno decisamente di più.

 

Perdersi nel Vaticano di Arbedo
Vaticano sì, ma non per via della piccola “Natività” affrescata sulla facciata. Arriva da Franco Lazzarotto, lo storico direttore delle Scuole medie di Biasca, una convincente spiegazione dell’imponente nome dato all’edificio tornato ad effimera cronaca. «Mio papà Felice - poi diventato Sindaco del 1960 all’84 e Presidente dell’ACB degli anni d’oro - vi è nato e per anni ha vissuto con i sei fratelli e i genitori» spiega il professor Lazzarotto. «Il nome deriva dalla frase dialettale che così definiva un edificio, per quei tempi, immenso e nel quale - diceva papà - ci si poteva… perdere: “L’è come ‘n Vaticano”».

 

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