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30.01.2020 - 06:160
Aggiornamento : 09:26

II coronavirus mette in subbuglio anche le aziende svizzere

Le fabbriche cinesi non potranno aprire prima del 10 febbraio. Un imprenditore ticinese spiega la situazione in Cina

BALERNA - Non è solo Toyota ad aver problemi con la produzione in Cina in questi giorni. Il governo cinese ha infatti deciso di prolungare le “vacanze” per i festeggiamenti del capodanno cinese, rinviando l’apertura delle fabbriche non prima del 10 febbraio. Di conseguenza anche le numerose aziende sparse per il mondo che hanno contatti diretti con la Cina subiranno ritardi sulla merce, ditte svizzere comprese. Stando agli ultimi dati, le aziende ticinesi che operano con la Cina sono circa 300. «Il 10 febbraio è la data ufficiale di riapertura delle fabbriche che ha fornito il governo cinese, tuttavia non significa che non potrà ancora essere protratta» ci racconta il titolare di un’azienda di Balerna, che lavora a stretto contatto con aziende cinesi da oltre 30 anni. «Poi, una volta dato l’ok a ripartire, ci vorrà del tempo prima che le aziende riescano a rimettersi in moto, almeno un paio di settimane». 

Capodanno cinese - La diffusione del virus cinese può essere stata aiutata anche dai grandi spostamenti delle persone avvenuti in occasione del capodanno cinese. Durante le vacanze le fabbriche chiudono, e gli operai tornano dalle loro famiglie, che spesso si trovano a centinaia di chilometri di distanza. «Nel periodo del capodanno cinese è praticamente impossibile spostarsi per la Cina, i mezzi di trasporto sono saturi». Pertanto ora il governo cinese non ha nessuna intenzione di far muovere nuovamente milioni di operai per raggiungere le fabbriche, almeno per il momento. 

Avvisi - Dopo la decisione del governo cinese, le aziende hanno cominciato ad avvisare i clienti esteri. Nelle email inviate traspare un senso di fiducia nelle misure intraprese da Pechino: «La velocità della Cina e l’efficienza con la quale sta rispondendo all’emergenza si vede raramente nel mondo. La Cina è determinata e capace di vincere la battaglia contro il coronavirus» scrive un’azienda di Jiangmen ai propri clienti. «Il governo cinese in questo momento sta prendendo le più potenti misure, e tutto è sotto controllo. La vita è normale nella maggior parte della Cina, solo alcune città come Wuhan sono toccate» fa sapere un’azienda di Zhejiang, che ha inviato il messaggio in diverse lingue.

Ritardi di produzione e conseguenze - Quel che è certo è che anche solo una settimana di stop forzato, sommata alle vacanze del capodanno cinese, rallenteranno almeno in parte la produzione. «Nel mio caso ad inizio febbraio sarebbero dovuti partire alcuni container con della merce, ma in questo momento non so quando potranno effettivamente arrivare. Sono tutti prodotti destinati alla grande distribuzione svizzera» spiega l’imprenditore di Balerna. Tuttavia i disagi non saranno immediatamente percepibili dalla popolazione: «La grande distribuzione svizzera, e non solo, ha a disposizione uno stock, che inizialmente potrà sopperire ai ritardi delle forniture. Ma il problema, a livello economico, sarà quando le fabbriche ripartiranno: i trasporti delle merci saranno poi congestionati».  

Situazione degli abitanti - Rispetto alle aziende, gli abitanti sembrano essere un po’ più preoccupati. «Ho sentito un paio di amici che abitano ad Hong Kong. Sono preoccupati per la situazione, anche perché si sono registrati diversi casi proprio in città. Non escono e hanno cancellato tutti gli impegni di lavoro, viaggi compresi. Addirittura mi hanno chiesto di inviargli delle mascherine, perché le scorte stanno finendo». 

Una situazione che richiama vagamente alla mente quella della Sars: «Mi trovavo in Cina quando scoppiò il caso della Sars. Ma oggi la situazione è più grave. Allora le fabbriche non vennero chiuse, anche se era obbligatorio indossare le mascherine. Ad inizio gennaio sono stato a Shanghai, quando ancora non si sapeva nulla del virus. Ma per i prossimi viaggi dovrò attendere che la situazione si normalizzi, sperando che avvenga a breve».

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