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Siciliano in clinica (assieme alla figlia piccola)
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LUGANO/ITALIA
08.12.2019 - 21:010
Aggiornamento : 09.12.2019 - 11:41

«La cassa malati mi ha scaricato qui»

L'odissea tra le cliniche di Dario Siciliano, bancario 33enne operato per un grave problema al cervello. Sanitas: «Obbligati a verificare»

LUGANO - È arrivato in Ticino pieno di speranze, in tasca un ottimo contratto di lavoro. Oggi Dario Siciliano aspetta in una clinica in provincia di Palermo, su una sedia a rotelle. E sta dando fondo ai risparmi, per delle cure che in Svizzera nessuno vuole pagare. «È una situazione assurda» racconta. «Sto subendo un'ingiustizia».

L'inizio del calvario - Assunto da una banca di Lugano, il 33enne italiano si è trasferito sul Ceresio due anni fa, ma dopo pochi mesi la sua carriera si è bruscamente fermata. Mal di testa, capogiri, vomito. Ricoverato al Civico, gli viene diagnosticato un cavernoma sanguinante al cervello. «È iniziato così il mio calvario». La prima operazione va bene, dopo un po' i capogiri ricompaiono. Viene trasferito a Zurigo e operato di nuovo.

Dimesso per forza - Da allora il 33enne è costretto a una sedia a rotelle, fatica a parlare, muove male mani e braccio destro ma non demorde: inizia una lunga riabilitazione in una clinica zurighese. Il problema è che la cassa malati di cui è cliente (Sanitas) a un certo punto smette di pagare. «Andando contro il parere dei medici zurighesi» scrive l'avvocato di Siciliano in una lettera di sollecito. Niente da fare. La cassa malati non paga e il bancario viene dimesso, perché non può permettersi la retta. 

Il copione si ripete - Il ping-pong di lettere e risposte tra Sanitas e Siciliano va avanti per mesi. Fino a quest'estate: un nuovo tracollo. Il 33enne viene ricoverato in Italia, e i medici sono categorici: «Le prospettive di miglioramento ci sono ma è necessario continuare un percorso di riabilitazione intensiva». Stesso copione. Dopo poco più di un mese in clinica la cassa malati smette di pagare. Questa volta Siciliano tiene duro e continua la terapia a sue spese. «Mi trovo in serie difficoltà - racconta -. Ma al di là del danno economico mi sento preso in giro, scaricato nel momento del bisogno».

La replica - Sanitas, contattata, afferma di essere «obbligata a verificare le degenze ospedaliere in base ai criteri di legge» e precisa che «gli stessi criteri sono applicati anche per i ricoveri all'estero». La cassa malati si è «attenuta a ogni passo alle raccomandazioni dei nostri medici di fiducia». Questi ultimi però non hanno mai visitato il paziente. «Non sanno nemmeno che faccia ho». Proprio per questo Siciliano ha deciso di metterci la faccia. Una decisione che - in altri casi trattati da Tio/20minuti - è servita a qualcosa. Basterà questa volta? 

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