foto deposit/Tio.ch
Una copia della scheda utilizzata nella lezione
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BELLINZONA
05.12.2019 - 19:030
Aggiornamento : 06.12.2019 - 10:00

Il compito sul seno: «Ecco come è andata»

L'insegnante 60enne licenziato a Bellinzona racconta la sua versione dei fatti. E punta il dito contro il Decs

BELLINZONA - «Sono stato dipinto come un mostro». Ha fatto scalpore il caso del docente 60enne di Bellinzona licenziato di recente dal Cantone. Tra i motivi della disdetta, un compito a casa definito «imbarazzante per le ragazze».

L'insegnante di scienze, come riferito, aveva chiesto agli allievi di «descrivere le proprie caratteristiche fisiche e genetiche». Tra queste il seno, per le ragazze. La richiesta ha suscitato il reclamo dei genitori di un'allieva; ed è stata segnalata al Decs da alcuni colleghi in una lettera di lamentele. In breve la notizia ha fatto il giro della Svizzera. Ne ha parlato persino la tedesca Bild. 

Come l'ha presa il docente in questione? «Vorrei fare chiarezza» racconta per telefono a Tio.ch/20minuti, raccontando la sua versione. «Parliamo di un compito che ho sempre assegnato alle quarte medie. Non capisco tanto stupore». 

Come si è svolta la fatidica lezione? 
«È stata un'ora come molte altre. Alle spalle ho 35mila ore di insegnamento, vorrei far notare. I reclami li conto sulle dita di una mano da falegname». 

Ammette l'errore, però?
«Al contrario. La lezione si è svolta bene. Ho spiegato i caratteri genetici, chiedendo agli allievi come compito a casa di tracciare un proprio identikit, che comprendeva forma del naso, tipo e colore dei capelli, forma dei piedi, colore degli occhi, forma delle labbra, carnagione. A fine lezione ho mostrato delle schede esemplificative».

E cosa mostravano le schede?
«Per quanto riguarda il seno, era disegnato. Niente foto di seni in classe quindi».

Non ha pensato di poter urtare qualcuno?
«I ragazzi sono molto smaliziati, oggigiorno. Toccando questi argomenti, le dirò, si crea un clima di grande attenzione. I ragazzi sono più motivati. Parliamo di una classe in cui avevo grandi difficoltà di attenzione». 

I genitori però non hanno gradito. 
«Parliamo di una famiglia. Con cui mi sono chiarito».

Anche i suoi colleghi hanno definito i compiti "imbarazzanti".
«Non so come spiegarmelo. Se non con l'ignoranza. Ma da parte dei docenti sarebbe inaccettabile». 

Il Decs ha ritenuto diversamente. Ha dato seguito alle lamentele dei suoi colleghi.
«Un atteggiamento inconcepibile, che ho contestato ricorrendo al Tribunale. Si è dato peso a una lettera anonima, senza firme, che mi rifiuto di commentare. Cosa potrei obbiettare se non conosco gli autori?».

La lettera era frutto di una riunione, a cui hanno partecipato 13 docenti. 
«Tredici colleghi, su un corpo docenti di 70 persone. In ogni caso, sono d'avviso che le accuse anonime non vadano considerate. Io non lo faccio». 

Nella lettera, e nella disdetta del contratto, si fa riferimento anche ad altri problemi. Metodologie didattiche "obsolete", rapporti difficili con gli altri insegnanti...
«Negli ultimi due anni in effetti i rapporti con i colleghi si erano deteriorati. È diventata una faccenda personale. Questioni di mentalità».

In che senso?
«Non so come spiegarmi... Ormai la scuola media è gestita in modo troppo permissivo, agli adolescenti si concede troppo. Per alcuni ero troppo rigoroso».

Non crede di avere sbagliato, quindi?
«Credo di essere vittima di un'ingiustizia, e anche di mobbing. Sto molto male per questo, e ho ricevuto soliderietà anche da molti colleghi. Mi hanno licenziato a fine carriera, impedendomi di portare a fine percorso le mie classi. Avrei potuto accettare un'offerta di prepensionamento, che mi è stata fatta dal Decs come compromesso e non ho voluto. Questo è il risultato. Ma non mi pento di nulla, anzi ne vado fiero».

foto Tio.ch
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