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Gioele ha subito un grave incidente all'età di 19 anni. Ma si è rialzato. Oggi è un ragazzo felice.
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SOMEO
02.12.2019 - 18:340
Aggiornamento : 03.12.2019 - 09:04

A 19 anni perde due dita, oggi fa l'angelo custode e cura le api

Gioele Biadici, giovane ex falegname, rinato dopo un serio incidente, si racconta in occasione della giornata internazionale della disabilità. La sua missione? Portare buonumore… 

SOMEO – A 19 anni, mentre lavora in falegnameria, è vittima di un serio incidente che gli costa la perdita di due dita. Per Gioele Biadici, quello è il giorno della svolta. La sua vita non sarà più la stessa. Ma da quel momento difficile, il giovane di Someo, oggi 28enne, si rialzerà alla grande. Si formerà come operatore socio assistenziale per persone con disabilità. E in seguito diventerà anche apicoltore. Oggi, nella sua Vallemaggia, tutti lo dipingono come un portatore di buonumore. «O almeno ci provo», dice sorridendo.

«Siamo tutti un po’ disabili» – Gioele si racconta in occasione della giornata internazionale della disabilità, che cade ogni anno il 3 dicembre. «Mi occupo di persone con handicap – spiega –. E anche io ho un piccolo problema. Mi mancano due dita. Ma, in fondo, siamo tutti un po’ disabili. Tutti hanno delle imperfezioni, delle fragilità, delle mancanze. È il messaggio che mi piace fare passare».

La predisposizione per il ramo sociale – Gioele, patrizio di Peccia, è riuscito a risalire la china grazie anche al sostegno momentaneo dell’invalidità e al calore dei suoi cari. «Io già alle scuole medie volevo lavorare in ambito sociale. Poi, durante uno stage, sono rimasto deluso e ho cambiato strada». Dopo l’incidente, tuttavia, durante un test fatto da specialisti, emerge che Gioele ha un’ottima predisposizione per questo ramo. «È stato come se il sociale mi richiamasse».  

Il lavoro di notte – Adesso lavora in un foyer della Val Colla, nel Luganese. Prevalentemente di notte. «Mi gratifica tanto il contatto con la persona. Il fatto di essere d'aiuto a qualcuno che ha bisogno. Il lavoro notturno non mi pesa. Mi sento come una specie di angelo custode. Quando qualcuno chiama, io ci sono. Basta chiedere».

Quelle arnie che stavano per essere buttate – E poi ci sono le api. «Occupano il 20% della mia settimana lavorativa. Un giorno stavo buttando le arnie di mio zio. La nostra, da più generazioni, è una famiglia di apicoltori. Mi sono chiesto: perché non provarci anche io?»

In mezzo alla natura – Già, in fondo non potevano essere di certo due dita in meno a fermare Gioele e il suo entusiasmo. «Adesso ho una trentina di arnie. Quello con le api è un lavoro di grande precisione. Vendo il mio miele e sono felice di stare in mezzo alla natura».

Si chiude una porta, si apre un portone – Ogni tanto Gioele, che è attivo anche nei samaritani, ripensa al suo incidente. «È stata dura lasciare un mestiere che mi piaceva. Ma non posso di certo lamentarmi. Mi si è chiusa una porta e mi si è aperto un portone».

Il 5% dei bimbi è colpito da disabilità

In Svizzera (e mediamente anche in Ticino) la disabilità colpisce circa il 5% dei bambini. Una percentuale che equivale a circa 54.000 individui. Tra questi, uno su cinque è confrontato con un handicap di tipo grave. A riferirlo è l’Ufficio Federale di Statistica. Nel 2017, 6.992 bambini hanno ricevuto assegni per grandi invalidi dell’AI e 1622 hanno vissuto tutto o parte dell’anno in un istituto

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