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07.11.2019 - 20:590

Una notte per raccontare ai bambini i loro diritti

L'edizione 2019 della Notte del racconto, che avrà luogo domani 8 novembre, è dedicata ai trent'anni della Convenzione sui Diritti dell'infanzia. «Un tema importante, non se ne parla abbastanza»

BELLINZONA - “Abbiamo anche dei diritti!”: nell’anno in cui si celebrano i trent’anni della Convenzione sui Diritti dell’infanzia, domani 8 novembre la Notte del racconto li celebra… narrandoli ai bambini di tutta la Svizzera (e soltanto al sud delle Alpi sono attesi oltre quattordicimila partecipanti). È un tema importante e complesso, che può però essere affrontato con semplicità grazie a diverse pubblicazioni adatte ai più piccoli.

«Il principale dono che si fa ai bambini è la lettura ad alta voce, prendendosi il tempo per loro. E attraverso racconti indirizzati alla loro fascia d’età, si riesce a parlare anche di tematiche serie e far passare messaggi che dovrebbero essere acquisiti, ma che purtroppo non sempre lo sono» ci dice Fosca Garattini, direttrice dell’Istituto svizzero media e ragazzi Ticino e Grigioni italiano, che promuove l’evento in collaborazione con Bibliomedia. Ogni bambino è diverso, ma tutti hanno gli stessi diritti: la Convenzione comprende 54 articoli, che spaziano dal diritto ad avere un nome alla protezione da abuso, dal diritto all’educazione a quello del gioco. E sono molti i libri che affrontano o elaborano i singoli articoli, e altri che con uno sguardo un po’ diverso e con semplicità li evocano.

La trasmissione del messaggio - Agli organizzatori dei vari appuntamenti sono state fornite indicazioni su come presentare i racconti. «Si tratta di trasmettere in maniera poetica un messaggio che poi non si ferma alla Notte del racconto, ma che continua per tutto il resto dell’anno: il diritto non va additato e il bambino non va spaventato sul fatto che ha dei diritti».

«Momenti speciali» - E poi conta molto l’aspetto della lettura ad alta voce. «Non si legge semplicemente un testo, ma si mettono emozioni per coinvolgere chi ascolta» spiega ancora Garattini, che ne è sicura: «Anche quest’anno nella Notte del racconto ci saranno momenti davvero speciali, in tutta la Svizzera».

La diversità degli appuntamenti - Ogni singolo appuntamento è diverso: c’è chi il racconto lo narra, chi invece lo mette anche in scena. C’è chi propone la lettura di un intero libro, chi invece offre brani più brevi come spunto di riflessione per fare anche un approfondimento.

Un tema dalla Svizzera italiana - E quest’anno, per la ventunesima edizione della proposta, il tema “Abbiamo anche dei diritti!” arriva dalla Svizzera italiana: «Sapendo dei trent’anni della Convenzione, ci siamo fatti promotori dell’idea nella commissione nazionale». Un’idea che è stata accolta all’unanimità. «Siamo felici di poterne parlare in un evento dedicato proprio all’infanzia: è un’occasione in più, perché non se ne parla mai abbastanza».

Un evento… per tutte le età - Soltanto nella Svizzera italiana, come detto, i partecipanti saranno oltre quattordici mila. «È un numero enorme» afferma con soddisfazione Garattini, che aggiunge: «Si dice che sia l’evento culturale più grande della Svizzera». E pur essendo pensato soprattutto per l’infanzia, «quest’anno per la prima volta tra gli appuntamenti iscritti possiamo contare anche una casa anziani» conclude.

Domani 8 novembre nella Svizzera italiana la ventunesima edizione della Notte del racconto si terrà in 137 luoghi diversi, di cui 27 aperti al pubblico (senza iscrizione), 13 per gli adulti, 27 dedicarti ai ragazzi delle Scuole medie e cinque dove si prevede di passare l’intera notte.

Più informazioni su www.ismr.ch e www.bibliomedia.ch

La letteratura per ragazzi comprende molte pubblicazioni che in un modo o nell’altro parlano dei diritti dei bambini e dell’adolescenza. A Fosca Garattini, direttrice dell’Istituto svizzero media e ragazzi Ticino e Grigioni italiano, abbiamo chiesto di consigliarci tre letture.

Non piangere non ridere non giocare
di Vanna Cercenà (Lapis 2019) - Da 10 anni

Una storia che porta nella Svizzera degli anni Settanta. E che così facendo parla dei minori privi di ambiente familiare.  Era l’epoca in cui ai lavoratori immigrati non era consentito partire con tutta la famiglia. E quindi erano costretti a separarsi dai figli o a fargli vivere in clandestinità. Qui la bambina Teresa vive nascosta in una soffitta, dove riesce però a fare amicizia con un gatto e il giovane Paul. E a ritrovare così la spensieratezza della sua età.

Il pentolino di Antonino
di Isabelle Carrier (Kite Edizioni 2011) - Da 4 anni

Antonino è un bambino che si porta sempre dietro un pentolino. Gli era caduto in testa e da allora non è come tutti gli altri, ma deve faticare molto di più. Anzi, a volte si vorrebbe nascondere nel pentolino. Finché un giorno non incontra qualcuno che gli permette di capire che per essere felice deve togliere la testa dal pentolino. In questo racconto si affronta il tema della diversità e dell’handicap.

Dal diario di una bambina troppo occupata
di Stefano Bordiglioni e Manuela Badocco (Einaudi Ragazzi 2016) - Da 9 anni

Corsi di nuoto e di danza, lezioni di piano e di inglese. Alla giovane protagonista di questo libro non resta nemmeno un momento per giocare. Ma ogni bambino ha il diritto di avere del tempo libero da dedicare al gioco.

Commenti
 
klich69 1 sett fa su tio
Scusate il pessimismo ma tanto sti futuri ragazzi la vedranno dura se nn si svegliano un po’ e soprattutto se nn si spronano a farlo, di sognatori inutile il consiglio di stato ne è pieno.
Franco Trabucco 1 sett fa su fb
Ludovica Cerritelli
Elena Serra 1 sett fa su fb
👍🏻Grazie!
Selene Alcini 1 sett fa su fb
Bahar Salgarella ♥️
Rute Morgado 1 sett fa su fb
Elena Serra
hcap76 1 sett fa su tio
Ma che palle cosa? Ognuno è libero di pensarla come vuole e vero,ma visto il numero di iscrizioni e considerando che non è obbligatorio,credo che non tutti la pensino come la signora botta. I miei bambini ci sono sempre andati e noi non li abbiamo mai spinti o obbligati,hanno.scelto da soli e si sono sempre mostrati entusiasti. Fuori dalla scuola hanno tutto il tempo per fare quello che vogliono. Non siamo mai contenti di niente..se a scuola non ne parlano non va bene,se ne parlano nemmeno,poi però la scuola,nel momento in cui dovesse succedere qualcosa,è la prima a venire chiamata in causa perchè ritenuta responsabile.. Allora a tutti quelli come la signora botta dico:fatela voi la scuola se non vi va bene e ricordate che non sarà mai possibile far andare tutti d'accordo. E che palle....
Cristina Botta 1 sett fa su fb
Ma che palle, gli unici momenti di rilassamento che i bambini si possono godere fuori da scuola li fate diventare seri. Ma basta con questo lavaggio del cervello, lasciateli divertire. Delle cose serie se ne parla già troppo a scuola, tra teatrini e balle varie. Andiamo avanti con fiabe per farli sognare un pò.
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Ultimo aggiornamento: 2019-11-19 02:18:30 | 91.208.130.89