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11.09.2019 - 11:280

Il blackout non blocca le comunicazioni di primo intervento

Successo per il test del dispositivo di emergenza della Protezione civile

LUGANO - È una mattina di settembre come tante altre. Traffico intenso in direzione nord, treni affollati alle stazioni. I negozi alzano le saracinesche, i bar iniziano ad animarsi, gli uffici a riempirsi. Luci, schermi, macchine da caffè, le dita sui cellulari scorrono freneticamente. Poi tutto si ferma.

È lo scenario di un possibile blackout che ha permesso ieri di testare, nell'ambito di un apposito esercizio coordinato dalla Polizia cantonale, l'attivazione del dispositivo di emergenza della Protezione civile.

In particolare sono stati verificati con successo i tempi di reazione dei militi nel raggiungere le stazioni di base della rete radio Polycom, per garantirne il funzionamento tramite alimentazione elettrica con generatori portatili. 

Il blackout - Con il termine blackout viene indicata l’interruzione della fornitura attraverso la rete elettrica in un'area più o meno vasta e densamente abitata, per una durata temporale significativa e tale da causare grossi problemi, ad esempio in ambito di sicurezza, sanità, trasporti e telecomunicazione, a una società fortemente dipendente dall’elettricità come la nostra.

Il coordinamento tra gli enti preposti e la loro preparazione nel fronteggiare questo tipo di situazioni sono indubbiamente fattori di primaria importanza poiché nessuno ne è immune. Questo tenendo conto che in tempi recenti alcuni blackout hanno causato notevoli problemi: in India il 30 e 31 luglio 2012 una serie di blackout, ritenuta la più grave della storia, interessa prima il nord del paese e in seguito l'intera area facendo rimanere al buio oltre 600 milioni di cittadini, il 16 giugno 2019 un guasto alla centrale di Yacyreta al confine tra Argentina e Paraguay comporta l'interruzione della fornitura di corrente a buona parte degli stati limitrofi colpendo circa 50 milioni di persone per oltre 12 ore, parte di New York il 13 luglio 2019 rimane al buio per più di 4 ore coinvolgendo più di 72.000 persone.

A causare quest’ultimo blackout un guasto a una centrale. La collaborazione tra gli enti interessati, quali la Polizia cantonale e la Protezione civile (PCi), ha già dimostrato di saper fronteggiare con successo la problematica nel corso del recente blackout nel Basso Mendrisiotto. La Centrale comune d’allarme (CECAL), in caso di assenza totale di corrente, è dotata di generatori che le permettono di poter continuare a operare e pure le antenne Polycom, per una durata massima di 8 ore, permangono attive grazie a delle batterie. Dopo questo lasso di tempo è imperativo che gli enti preposti alla sicurezza, al soccorso e alla protezione della popolazione possano continuare a comunicare tra loro per poter garantire le loro attività. Diviene quindi di estrema importanza poter garantire il funzionamento della rete attraverso dei generatori autonomi portatili da posizionare presso ogni antenna. Un compito affidato alla PCi che ieri è stato testato con successo.

Per arrivare a questo risultato nell’ambito dell’esercizio denominato “BLACK RADIO” la CECAL, posta di fronte all’impegnativo scenario, ha attivato l’apposito dispositivo per sopperire alla mancanza di elettricità in caso di blackout, garantendo al contempo la continuità delle comunicazioni. Da parte sua la PCi ha riorganizzando la truppa in base al nuovo compito e dopo aver analizzato le molteplici sfide logistiche e di trasporto ha organizzato gli spostamenti su tutto il territorio cantonale.

In totale sono stati coinvolti nell’esercitazione, una cinquantina di militi di protezione civile, già in servizio presso gli enti testati, e una decina di membri della direzione d’esercizio.

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