CANTONE / VAUD
16.08.2019 - 21:450
Aggiornamento : 17.08.2019 - 09:38

Espulso per traffico di auto rubate, graziato dal Tribunale federale

Per i giudici la Segreteria di Stato della migrazione non ha considerato il fatto che l’uomo, un cittadino italiano allontanato per 10 anni dalla Svizzera, ha cambiato mestiere e atteggiamento

LUGANO / LOSANNA - Era uno degli otto finiti alla sbarra per aver partecipato a un traffico di una settantina di automobili rubate e poi rivendute tra Italia, Francia e Spagna e Ticino. Dal processo “Muscle Car” l’uomo, un cittadino italiano, uscì nel febbraio 2015 con una condanna ad una pena detentiva di due anni e sei mesi per i reati di ricettazione qualificata e ripetuta falsità in documenti. Un anno dopo, nel settembre 2016, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) pronunciò nei suoi confronti un divieto d’entrata in Svizzera per dieci anni.

Ed è quest’ultima decisione che il Tribunale federale ha cancellato accogliendo lo scorso 31 luglio il ricorso del cittadino italiano. Da un lato Losanna ha condiviso coi giudici di prima istanza il fatto che l’insorgente si sia macchiato di reati che non vanno per niente banalizzati. 

Decisivo per la revoca del divieto d’entrata in Svizzera, secondo il Tribunale federale, è tuttavia il fatto che l’uomo abbia nel frattempo cambiato mestiere e, soprattutto, atteggiamento. «Dopo avere proceduto - tra il luglio e l'ottobre 2013, nella forma del dolo eventuale ed in relazione al mestiere a quel tempo svolto - alla compravendita di ventotto autovetture provenienti da reati contro il patrimonio, unitamente all'allestimento fraudolento della relativa documentazione, egli ha infatti cambiato attività e non risulta inoltre più essersi macchiato di nessun altro reato». 

Il Tf ricorda che «la condanna inflittagli nel 2016 resta l'unica finora emessa a suo carico e concerne reati di natura finanziaria compiuti in un ambiente che non frequenta più». Infine i giudici ricordano che l’uomo, grazie all’effetto sospensivo sulla decisione, ha potuto continuare a lavorare in Svizzera e «non risulta aver tradito la fiducia riposta nei suoi confronti». Certo non ci sarà una seconda opportunità: «È però sin d'ora avvertito del fatto che nel caso dovesse di nuovo cadere nell'illecito, rendendosi colpevole di atti penalmente rilevanti, si esporrà con molta verosimiglianza a nuove misure di allontanamento».

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