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LUGANO
18.07.2019 - 13:450
Aggiornamento : 16:03

«In Ticino non succede mai niente»

Philipp Plein non ha risparmiato frecciate alla sua patria “d'adozione”, nemmeno durante l'incontro con Silvio Berlusconi. L'ex Cavaliere: «Io la Svizzera l'ammiro»

3 mesi fa Silvio Berlusconi a Lugano nell’atelier di Philipp Plein

LUGANO – «In Ticino non succede mai niente, e sono finito sui giornali perché lavoro fino a tardi». Non sono proprio andate giù, a Philipp Plein, le critiche per il suo “vizio” degli orari serali. Tanto che oggi lo stilista si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, durante un incontro a sorpresa con Silvio Berlusconi.

Gomito a gomito con l'ex premier italiano, davanti ai riflettori e ai flash dei fotografi, Plein ha approfittato per ricordare i propri “problemi” con le autorità ticinesi. L'occasione: la sigla di un contratto tra il marchio di moda e il Monza Calcio, la squadra rilevata dal fondatore di Forza Italia dopo l'avventura milanista.

Durante la conferenza stampa, Plein ha annunciato che diventerà stilista ufficiale del Monza Calcio. «Un sogno che realizziamo insieme» ha detto, ricordando che «per realizzare i sogni si lavora giorno e notte, anche nei weekend. So che qui in Ticino questa cosa non è molto apprezzata...».

Lo stilista tedesco ha tenuto ad aggiornare Berlusconi sui suoi rapporti altalenanti con il Ticino. «Non succede molto qui, e così sono finito sui giornali perché lavoro anche la sera». Divertito, Berlusconi ha solidarizzato: «Ma lo faccio anche io».

Risatine e scherzi a parte, i due hanno firmato davanti ai flash e alle telecamere un contratto di collaborazione. Il “contratto di Lugano” potrebbe essere, ha annunciato l'ex Cavaliere, «solo l'inizio di una collaborazione più lunga» ma non ha fornito ulteriori dettagli.

A Berlusconi, evidentemente, piacciono le sorprese. Come la trasferta luganese di oggi, che l'imprenditore ha definito «molto piacevole», dichiarandosi «ammiratore della Svizzera e dei suoi principi democratici e liberali. Tra l'altro il Ticino è dietro l'angolo, si impiega meno a venir qui, da Arcore, che andare a Milano». Parole che, almeno in parte, hanno controbilanciato quelle del padrone di casa.

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