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15.07.2019 - 11:010
Aggiornamento : 12:22

Le sigarette da contrabbando finiscono in prigione

Vengono distribuite gratuitamente ai detenuti. Ma uno di loro è preoccupato: «Nessuno sa quali sostanze velenose ci siano nei prodotti da tabacco a basso costo»

LUGANO - Venti pacchetti di sigarette. Li ha fumati D.K.* di Zurigo durante un periodo di due mesi e mezzo passato in una cella del carcere giudiziario La Farera. Ma quelle sigarette distribuite dal personale carcerario arrivavano da Romania, Serbia e Macedonia, come racconta a 20 minuti, senza nascondere la sua sorpresa. In altre strutture verrebbero infatti messe a disposizione sigarette svizzere o arrotolate a mano.

È quanto avviene, per esempio, in un carcere zurighese, dove D.K. riceveva ogni giorno quattro sigarette “fatte in casa”. «Non è possibile che ci diano prodotti romeni, in cui non si sa se ci sia del veleno» dice il giovane, che assieme ai carcerati R.Z.* e F.M.* sospetta che quelle distribuite nella prigione ticinese siano sigarette da contrabbando sequestrate alla frontiera.

La legge lo permette - Lo conferma il direttore delle strutture carcerarie, Stefano Laffranchini: alla Farera vengono distribuite sigarette provenienti dai paesi dell’Est. Si tratta di merce ricevuta dalle autorità doganali. E la legge lo permette, come afferma su richiesta David Marquis, portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane: «Possiamo confermare che ai sensi delle norme doganali le sigarette sequestrate possono essere fornite gratuitamente alle istituzioni sociali». Così come avviene in Ticino.

Il detenuto D.K. avanza però altre accuse nei confronti della struttura. E racconta che successivamente gli sarebbe stato chiesto di pagare le sigarette da contrabbando ricevute durante la sua permanenza: «Dopo la detenzione preventiva, ho iniziato a lavorare in carcere. E dal primo salario mi sono stati tolti duecento franchi. Questo per venti pacchetti di sigarette che nel paese di produzione costerebbero a malapena tre franchi». Nessuno lo avrebbe mai informato che quelle sigarette le avrebbe poi dovute pagare.

D.K. sostiene di aver chiesto un incontro con il direttore della struttura e di aver minacciato di rivolgersi ai media. «A quel punto i duecento franchi mi sono stati restituiti». A 20 minuti racconta di aver ricevuto e fumato soltanto sigarette prodotte in Serbia.

Distribuzione gratuita - Ma Laffranchini assicura: «Le sigarette da contrabbando vengono distribuite gratuitamente, a nessuno viene chiesto di pagarle dopo la carcerazione preventiva. La nostra contabilità viene verificata dal Controllo cantonale delle finanze». La merce in questione non è tuttavia sempre disponibile. «Se non abbiamo sigarette sequestrate alla frontiera, allora i detenuti ricevono quelle della marca Brookfield». Un pacchetto, in questo caso, costerebbe 6 franchi e 20 centesimi. Secondo il direttore, si tratterebbe delle più convenienti sul mercato locale. E a differenza di quelle da contrabbando, per i detenuti non sono gratuite. Per quanto riguarda i duecento franchi detratti dal salario di D.K., Laffranchini sottolinea che «gli sono stati fatturati per sigarette svizzere».

Equità fiscale e tutela della salute - In ogni caso, nel prossimo futuro nella struttura carceraria le sigarette sequestrate alla frontiera non saranno più disponibili. Nadia Passalacqua, portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane, lo conferma: attualmente le sigarette da contrabbando non vengono più fornite, ma sono destinate alla distruzione. «Da un lato si tratta di protezione della salute. Oltre ai pericoli generali dal fumo, va anche sottolineato che le sigarette contrabbandate non sono soggette alle normative sulle derrate alimentari». D’altra parte, si tratta di beni non tassati «che contraddicono il principio della giustizia fiscale».

*nome noto alla redazione

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