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03.07.2019 - 07:300
Aggiornamento : 10:31

Attaccare l’onore di un politico fa lievitare di cinque volte la pena

Due vicende speculari raccontano come calcare le parole su un uomo delle istituzioni può portare a condanne più pesanti. La legge è uguale per tutti, ma per qualcuno un po’ di più

BELLINZONA - Attaccare un giornalista, scrivendo che è un «antisemita, razzista, che odia gli ebrei», comporta una pena pecuniaria di 10 aliquote. Accostare su Facebook l’immagine di un consigliere di Stato a Hitler e al nazismo può costare cinque volte tanto: 50 aliquote. Due casi speculari che sollevano interrogativi sul metro adottato dalla giustizia nel soppesare i reati contro l’onore. 

Piazza contro Antonini - Il caso più recente, raccontato dalla Regione, riguarda l’eclettico Stefano Piazza, imprenditore, giornalista-opinionista, esperto di radicalismi. A farlo esplodere è un articolo del giornalista Roberto Antonini che sulla Regione del 3 aprile 2018 critica - nel solco di altri commentatori - la dura repressione dell’esercito israeliano a Gaza. Piazza reagisce su Facebook e poi scrive una lettera al direttore della Rsi (in copia alla Corsi) con i pesanti apprezzamenti su Antonini. La mano della procuratrice pubblica Valentina Tuoni è tuttavia lenta e leggera: dopo un anno e tre mesi dai fatti, il 27 giugno emette un decreto per diffamazione ripetuta con la pena di 10 aliquote e 200 franchi di multa.

Venturelli contro Gobbi - C’era ingiuria (ma non diffamazione che è un reato più grave) nei tre post che il criminologo Michel Venturelli postò nel settembre 2016 contro Norman Gobbi. Se Piazza attacca frontale, Venturelli punge con dosi da cavallo di sarcasmo nel suo parallelismo col nazismo. Sotto la foto di Gobbi che stringe la mano a Papa Francesco, scrive: «Pio XI diede la mano a Hitler». Risultato: cinque mesi dopo il procuratore generale John Noseda condanna il criminologo a 50 aliquote e 800 franchi di multa. Venturelli annuncia subito opposizione al decreto, «la pretura - fu il suo commento - mi sembra il luogo ideale per discutere sulle differenze tra nazismo e gobbismo». Ma in tribunale la vicenda non è mai approdata.

Altri precedenti - Altre due precedenti condanne per attacchi a politici confermano la  “lotteria” delle pene. La satira, nell’ottobre 2016, non salva il responsabile del Diavolo Corrado Mordasini per un apprezzamento sul defunto leader della Lega Giuliano Bignasca: 25 aliquote per diffamazione. Fatale la precisazione “chili” nel post: «tirava come un’aspirapolvere ed è stato condannato per spaccio. Si tratta di chili, non di grammi». Ma per cinque capi su sei del decreto viene prosciolto. Ancora la famiglia Bignasca porta in pretura il direttore del mensile Confronti per l’articolo “10 domande al carpa” del marzo 2012. Marco Cagnotti viene condannato a 15 aliquote per mancata opposizione a pubblicazione punibile e nel settembre 2013 il pretore Siro Quadri conferma il decreto della pp Chiara Borelli.  

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