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Gert Nijland e Daniella Züger a Bordei
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CENTOVALLI
27.06.2019 - 08:310
Aggiornamento : 13:04

Il paesino dei turisti in burn-out

Nel villaggio sperduto di Bordei sta partendo un progetto-pilota. Che ha a che fare con uno dei mali del secolo

PALAGNEDRA - Lo stress moderno non riesce a risalire le pendici del Limidario, la strada stretta e i venti tornanti che portano a Bordei. Il paesino sperduto nelle Centovalli era “esaurito” anche lui fino a pochi decenni fa: abbandonato e poi recuperato, riattato, ora si prepara ad accogliere villeggianti in esaurimento nervoso. 

«Un rifugio naturale» - Il progetto è partito in primavera, i primi ospiti arriveranno ad agosto. L'idea è dell'infermiera psichiatrica Daniella Züger, zurighese trapiantata in Ticino, in collaborazione con la Fondazione Terravecchia: «Offrire a persone che attraversano un momento di difficoltà dei percorsi personalizzati in un rifugio naturale, lontano dagli stress».

Il paese recuperato - Bordei è abbastanza lontano, in effetti, non solo dagli stress ma da tutto: vi giungono persone in fuga dalla civiltà da almeno cinquant'anni. Il primo è stato nel 1969 il bernese Jürg Zbinden, assistente sociale: «Avevo letto di Bordei su un giornale svizzero-tedesco e da allora ho dedicato la mia vita a ricostruire il villaggio» racconta oggi il 70enne, che negli anni ha trasformato il paesino-fantasma in una comunità di recupero per tossicodipendenti provenienti (per lo più) dal Canton Berna.

La crisi - Il paese è rinato assieme agli ospiti. Ma poi qualcosa è andato storto: tre anni fa la comunità di recupero ha chiuso i battenti  – per «divergenze con i partner d'oltre Gottardo» – e il rischio era che Bordei tornasse un “fantasma”. Züger, già da tempo infermiera nel villaggio, ha deciso di fare qualcosa. «Questo posto ha enormi qualità terapeutiche – spiega. – Sarebbe un peccato sprecarle».

Laboratori e natura - Il progetto è stato avviato assieme al network zurighese Knowledge&Nursing: prevede il soggiorno nel nucleo (in un rustico con 7 posti letto), attività nei boschi, corsi di falegnameria e arte-terapia, laboratori di cucina tradizionale. «Un ambiente ritirato ma comunitario può avere diversi benefici sui pazienti» spiega Gert Nijland di Knowledge&Nursing. «Non vale solo per le persone in burn-out, ma anche per chi soffre di depressione o altre problematiche». E anche per i ticinesi: che hanno gli stessi problemi dei turisti, anche se – sottolinea Nijland – «vivono in un territorio bellissimo e dalle grandi potenzialità». A volte, il problema è che se ne dimenticano. 

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Commenti
 
Arianna Tulipani 3 mesi fa su fb
Attila Folklor
Maurizio Roggero 3 mesi fa su fb
«vivono in un territorio bellissimo e dalle grandi potenzialità». A volte, il problema è che se ne dimenticano. Non ce ne dimentichiamo di certo, ma finché avremo la gente sbagliata in certe posizioni, le vere potenzialità del territorio non verranno mai sfruttate, anzi.... 😡🤬😤
GI 3 mesi fa su tio
definirli "turisti".....mi sembra un tantino fuori luogo....
KilBill65 3 mesi fa su tio
Bella iniziativa!!….Auguri per la vostra attivita'......
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