Tio.ch/20minuti - D. Giordano
BELLINZONA
24.06.2019 - 19:300
Aggiornamento : 25.06.2019 - 06:48

Fa la barista per ricordare l’amica morta

Era maestra d’asilo. Ora è al bancone e tra i tavoli. La singolare, e commovente, scelta di Arianna Natale, 40enne che lavora in un esercizio pubblico della capitale

BELLINZONA – Si può cambiare lavoro per onorare una persona scomparsa? La risposta è sì. Almeno stando alla commovente storia di Arianna Natale, 40 anni, origini italiane, cameriera in un bar di Bellinzona. La sua vicenda suscita emozioni forti. Prima faceva la maestra d’asilo. Ora è al bancone e tra i tavoli. Ormai da quasi metà della sua vita. «All'età di 20 anni – ricorda –, ho perso la mia migliore amica, in un incidente d'auto. Lei faceva la barista. Era la miglior barista che conoscessi. Quella era la sua vocazione. Oggi faccio questa professione per onorare la sua memoria».

Nessun ripiego – Lì per lì sembrerebbe una sparata di quelle grosse. Una bufala per giustificare una soluzione di ripiego. Invece, quella di Arianna è realtà. Il destino, per lei, ha scelto un percorso inaspettato. «Faccio la barista. Ma questo è il mestiere che mai avrei pensato di fare in vita mia. Io amavo il mio precedente lavoro. Mi piaceva stare con i bimbi. Mi sentivo portata per fare l'insegnate», racconta con le lacrime agli occhi.

Un’assenza dolorosa – Dopo il dramma, e col passare delle settimane, l'assenza improvvisa e brutale dell'amica si è fatta sentire davvero tanto nella vita di Arianna. In maniera intensa, profonda. Dolorosa. A tal punto da imporle, quasi per inerzia, una decisione drastica a livello professionale. «Sentivo, però, che dovevo fare qualcosa per la mia amica, che mi tenesse legata per sempre a lei. L'idea di fare la cameriera, inizialmente, mi bloccava. Mi domandavo se fossi davvero in grado di farlo. Eppure, sapevo che quello era un modo per onorare veramente la memoria di chi non c’era più». 

Emozioni forti – Da allora sono passati quasi due decenni. Arianna ha iniziato a servire la gente ai tavoli e non si è più fermata. «Oggi mi guardo indietro e capisco di avere fatto la scelta giusta. Non potrei fare altro nella vita. Ho bisogno del contatto con la clientela. Questo mestiere mi regala sorrisi, divertimento. E mi dà anche forti emozioni. Perché so che ogni giorno in cui mi metto dietro al bancone, ricordo una persona speciale».

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