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MASSAGNO
17.06.2019 - 15:590

I sindacati contro il CdT: «I vertici non hanno voluto incontrarci»

Criticata la «chiusura al dialogo» dell'azienda. Per i sindacati c'erano altre vie per risolvere la crisi: Ad esempio? «Riducendo le uscite per direttori, vicedirettori e responsabili vari»

MASSAGNO - «Hanno rifiutato di incontrarci». Dura presa di posizione dei sindacati syndicom, OCST e l’Associazione dei Giornalisti Ticinesi che oggi con un comunicato stampa hanno stigmatizzato il comportamento dei vertici del Corriere del Ticino per analizzare e approfondire misure alternative ai recenti licenziamenti. Un comportamento «di chiusura al dialogo», con il quale il Consiglio di amministrazione e la direzione generale  dell'azienda ritengono «non vi siano né i presupposti né la necessità di organizzare un incontro».

«Un gesto di chiusura - scrivono i sindacati - che non ha nulla a che vedere con la natura stessa di un quotidiano, per antonomasia luogo del dialogo e del confronto. Rifiutando di incontrarci, i vertici del Corriere del Ticino di fatto calpestano la loro stessa ragione d’essere, la natura stessa di un giornale che si definisce indipendente e che proprio per questo è chiamato a dare spazio alla pluralità del pensiero e delle opinioni. Ma non solo, essi calpestano anche la storia del nostro Paese, che proprio sul dialogo tra le parti sociali ha costruito la sua fortuna economica, sociale e imprenditoriale. Tema di cui il CdT ha scritto innumerevoli volte. Inchiostro tradito oggi dai vertici dell’azienda».

I sindacati sono convinti che i licenziamenti si potevano evitare e che ci sarebbero state "altre possibilità, alternative" per risolvere la questione. Come? Ad esempio, dicono  i sindacati, «riducendo le uscite per direttori, vicedirettori e responsabili vari» e con queste riduzioni «ci sarebbero probabilmente sufficienti margini per risanare completamente il deficit strutturale che da diversi anni, a detta della direzione, ha reso necessaria quest’operazione antisociale». Poi la mazzata: «Difficile immaginarsi come possa il Corriere del Ticino continuare a scrivere di democrazia e di solidarietà se i suoi vertici aziendali sembrano disconoscerne i principi di base».  

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