LUGANO
27.05.2019 - 09:160
Aggiornamento : 10:31

L’animalismo non urla (quasi) più, ma oggi è più vivo che mai

Dalla protesta davanti ai circhi alla discussione in piazza, oggi prevale l'approccio dialettico su cui Atra punta da sempre: «L’interesse è cresciuto enormemente tra i giovani»

LUGANO - Dimenticate lo scontro a muso duro e le incursioni animaliste di qualche anno fa, oggi i toni paiono decisamente meno aggressivi. L’ultima news sul sito di Offensiva animalista, una delle sigle più battagliere, è una protesta di tre anni fa contro lo zoo di Magliaso. La pagina social invece continua ad essere aggiornata, ma l’azione sembra essere stata rimpiazzata dalla condivisione di post e commenti. L’impressione, per questo come per altri gruppi o frange, è che l’animalismo ticinese sia reduce da una sorta di selezione naturale...

Una storia lunga 41 anni - E allora? Allora nella vecchia galassia di chi difende la vita a 360 gradi - tolte le Società protezione animali che fanno dell’intervento la loro politica - la più attiva resta decisamente Atra, l’Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione. Sulla presunta crisi degli altri gruppi, il presidente Max Molteni, 56 anni anni e volontario da quando ne aveva 16, non si esprime, «non giudico in casa d’altri e non amo seguire i social», ma parla volentieri di ciò che avrebbe consentito alla sua associazione di resistere nel tempo e anzi crescere: «Innanzitutto, e non è un aspetto secondario, siamo una realtà consolidata sul territorio da 41 anni». Da quando cioè Atra venne fondata nel 1978 da Milly Schär-Manzoli. «Il mio merito fu semmai quello di capire che bisognava andare on the road e coinvolgere i giovani».

La dialettica della rabbia - «Il secondo merito - continua Molteni - è l’approccio. E non dico che noi siamo migliori. Abbiamo un approccio non solo di contestazione, ma anche propositivo e dialettico con l’opinione pubblica». In piazza dunque ma per cercare di spiegare le proprie posizioni. «Ognuno di noi resta però molto arrabbiato per ciò che succede in Svizzera e nel resto del mondo con la vivisezione e gli allevamenti». Voler spiegare, puntualizza il presidente di Atra, «non significa essere più accomodanti. Ma abbiamo capito semplicemente che non possiamo imporre le nostre scelte alle persone. Si possono avere posizioni radicali nella vita, ma non vuol dire essere intolleranti nei confronti degli altri».

Dal tendone alla piazza - «Per molti anni - ricorda Molteni - ho manifestato contro lo sfruttamento degli animali nei circhi. Si protestava davanti al tendone e non rinnego quei momenti al buio urlando come matti per cercare di sovrastare il suono delle orchestrine...». Risultato? «Proteste del genere vanno benissimo. Ma se l’obiettivo è portare a casa un risultato, ho capito negli anni che se sto dalle 10 alle 17 in Piazza Dante a Lugano, in sette ore distribuisco centinaia di volantini. E soprattutto, con un approccio giocoso, ad esempio vestiti da animali in un gabbione, coinvolgiamo i bambini. Spieghiamo loro il senso della libertà nella foresta. Ma soprattutto ho la possibilità di convincere qualche mamma che il biglietto per lo spettacolo ancora non l’ha comprato. Questo è un aneddoto per spiegare che un approccio meno urlato può essere più produttivo. Magari rischiando un po’ di impopolarità tra i più radicali».

Sold out in classe - Altro aspetto che il presidente di Atra rileva è la maggiore sensibilità del pubblico rispetto al passato. «Lo dico cifre alla mano - spiega Molteni -. Da più di dieci anni partecipiamo alle giornate autogestite nei licei dove veniamo chiamati per tenere conferenze su tre tematiche, l’alimentazione veg, la vivisezione e la relazione tra violenza su animali e la violenza su donne e bambini. Abbiamo visto crescere l’interesse, dai 4-5 studenti degli inizi oggi questi eventi sono seguiti in classe da quaranta e più giovani. E non mancano i docenti, quando parliamo - ad esempio - di vivisezione».

«Avevamo un eroe» - L’ultima curiosità concerne la presenza di politici dichiaratamente animalisti in Gran Consiglio. «Poter contare su qualcuno - dice il presidente di Atra - sarebbe fantastico perché alcune soluzioni passano inevitabilmente dalle leggi. Ma non ho la percezione che oggi ve ne siano. Avevamo un eroe. Ma veramente un eroe con la maiuscola. Se ne è andato in un incidente stradale nel Malcantone. Si chiamava Bill Arigoni».

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