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BIASCA
19.04.2019 - 18:310
Aggiornamento : 22:58

Che baccano al Venerdì Santo: così la "tarlaca" chiama il popolo all'appello

Nei giorni che precedono la Pasqua le campane tacciono. Ma c'è chi ha trovato un'alternativa. Un'antica tradizione è stata salvata negli anni '70 dal sacrestano Sandro Delmuè. Ecco quale

BIASCA – Risuona per tutta Biasca nel giorno del Venerdì Santo. E durante il sabato successivo. Nonostante i riferimenti religiosi, fa un baccano infernale. Si chiama "tarlaca", è un curioso oggetto in legno ed è legato a un'antica tradizione del posto salvata negli anni '70 dal sacrestano Sandro Delmuè, oggi 64enne. «Era un'usanza che stava sparendo. Nessuno voleva più occuparsene. Mi sono preso l'impegno di portarla avanti». 

Un nome legato al rumore – Il sacrestano è fiero della sua "tarlaca". La userà, ad esempio, per chiamare all’appello i fedeli in occasione della Via Crucis. Non sa neanche bene il motivo per cui si chiama così. «Probabilmente è per via del rumore che emette (nel vecchio dialetto locale una tarlaca sta a significare una donna chiacchierona). Non siamo solo noi ad averla. C'è anche a Losanna. Oppure nel Trentino. Però lì usano un altro nome. Anche in altre valli ticinesi ci sono usanze del genere. Sono ricchezze del passato».

Serviva per avvisare il popolo – L'introduzione della "tarlaca", custodita nell'affascinante chiesa dei santi Pietro e Paolo, risale a secoli e secoli fa. «Pensate che questa chiesa è stata costruita attorno all'anno mille», sostiene Delmuè. Lo strumento è direttamente connesso alla ricorrenza pasquale. «Nei giorni prima di Pasqua le campane tacciono. In segno di lutto. Una volta la gente aveva comunque bisogno di sapere che ore fossero e a che ora fossero le funzioni religiose. E così venne introdotta la "tarlaca". Da usare unicamente nei giorni prima di Pasqua, al posto del campanile».

È una terra di lotte – Una storia antica che viene da un luogo, Biasca, che ancora oggi è tra i più “atei” della Svizzera. «Dipendiamo storicamente dal rito ambrosiano – racconta in dialetto il sacrestano –. Qui ci sono sempre state lotte. Tra i credenti e i cosiddetti atei. Anche se poi, con gli anni, è subentrata una certa indifferenza. Adesso si sono persi quei valori. Per questo è importante mantenere certe tradizioni. Se ci spariscono anche quelle, è finita. Bisogna ringraziare la famiglia Orsi. Ci tengo. Mamma, papà e quattro bimbi. Hanno deciso di darmi una mano in questa missione».

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Ultimo aggiornamento: 2019-05-26 01:56:09 | 91.208.130.87