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CANTONE
24.01.2019 - 17:130
Aggiornamento : 25.01.2019 - 06:36

«L’inchiesta sul crollo limitata dalla prescrizione»

Al processo per il cedimento nel tunnel del San Salvatore oggi ha parlato la difesa. Domani spazio alla replica dell'accusa. La sentenza sarà poi comunicata per iscritto

LUGANO - L’incubo della prescrizione «ha limitato l’efficacia dell’inchiesta». Così l’avvocato difensore Luca Marcellini, che nel primo pomeriggio ha preso la parola nel processo per il crollo di calcestruzzo nella galleria del San Salvatore verificatosi l’8 giugno 2017. La vicenda è infatti approdata in aula alla vigilia della prescrizione, poiché i reati ipotizzati risalgono al 2012, quando il tunnel era stato risanato. Per questo, lo ha ricordato il legale, gli accertamenti erano condizionati dal poco tempo a disposizione. «E non si è tenuto conto di periodi precedenti, focalizzandosi sulla primavera del 2012».

Il tempo limitato ha anche permesso l’allestimento di una sola perizia, quella giudiziaria. «In un processo del genere - ha quindi detto Marcellini - di solito la discussione si basa anche su una o più perizie di parte, che qua non è stato possibile commissionare». E per quanto riguarda quella giudiziaria, «in questo caso è stata realizzata da un professionista senza esperienze di lavori in galleria».

Secondo l’avvocato Marcellini, agli atti «non ci sono gli elementi per pronunciare una condanna nei confronti dei quattro imputati». E per il suo assistito ha pertanto chiesto l’assoluzione. Sottolineando, inoltre, che - a differenza di quanto sostenuto dall’accusa - l’ingegnere di 53 anni ha dato le necessarie istruzioni per la realizzazione dei fori di drenaggio all’interno del tunnel. E che «niente dimostra che quanto fatto nei lavori del 2012 sia il nesso causale del cedimento».

In mattinata anche i difensori Carlo Borradori, Felice Dafond e Fulvio Pelli avevano avanzato la richiesta di assoluzione per gli altri tre imputati. Nella sua requisitoria di ieri, la procuratrice pubblica aveva invece proposto la condanna a pene pecuniarie.

Domani sarà dato spazio alla replica dell’accusa. La decisione della Corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani, sarà poi comunicata alle parti per iscritto.

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