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CANTONE / CONFINE
22.01.2019 - 17:290

Accordo su frontalieri? «Ancora attuale»

Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi, a fronte delle affermazioni di Claudio Zali

MILANO - L'accordo stipulato nel 1974 tra l'Italia e la Svizzera relativo all'imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri resta attuale, nonostante le dichiarazioni trapelate da Bellinzona. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi, a fronte delle affermazioni del presidente del Consiglio di Stato ticinese Claudio Zali.

Zali: «Tempo di disdirlo» - In un'intervista al Mattino della Domenica, il "ministro" leghista ha affermato che «è tempo di disdire l'accordo sui frontalieri». «Ogni anno ritorniamo una grande quota di ristorni che non vi è più motivo di versare, dato che le condizioni date nel 1974 sono completamente cambiate», ha detto Zali.

«Non si tocca» - L'accordo del 1974 «non si tocca», nonostante le dichiarazioni del leghista ticinese che appaiono assolutamente strumentali, afferma invece il presidente del Consiglio regionale lombardo. A suo avviso l'intesa sancita oltre quarant'anni fa ha dimostrato la sua validità. «Il nostro impegno - aggiunge - sarà rivolto alla tutela dei cittadini e dei Comuni italiani, mantenendo in vigore le condizioni dell'intesa, con l'obiettivo di tutelare e mantenere non solo gli attuali ristorni, ma anche l'imposizione fiscale a cui oggi sono soggetti i nostri lavoratori».

«Imposte da pagare nella nazione in cui si lavora» - Anche Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria all'università di Friburgo, si è espresso oggi in merito alla tassazione dei frontalieri. «Le imposte sui salari devono essere pagate nella nazione dove le persone lavorano perché il settore pubblico di questa nazione contribuisce al risultato della loro attività economica mediante i servizi da esso offerti nella propria giurisdizione fiscale», ha dichiarato Rossi all'agenzia di stampa italiana Adnkronos. «Questo principio vale anche per i profitti delle imprese, che devono essere imposti fiscalmente nel Paese dove sono realizzati, come stabilito dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico».

«Se il Governo italiano vuole aumentare le proprie risorse fiscali - argomenta ancora Rossi - deve fare delle scelte di politica economica che consentano ai lavoratori frontalieri attivi in Svizzera di trovare una occupazione nel proprio Paese di origine, dove sicuramente la maggioranza di questi lavoratori vorrebbe poter lavorare invece di doversi spostare oltre frontiera subendo i disagi che questo spostamento comporta quotidianamente per loro».

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