CASTASEGNA (GRIGIONI)
08.01.2019 - 08:120
Aggiornamento 08:55

Turisti spaventati dal doganiere col pallino delle sciarpe retrò

Al valico bregagliotto uno zelante funzionario è alla costante ricerca di capi e oggetti realizzati con animali protetti. L’avvocato Paolo Bernasconi: «Sproporzionato trattenere famiglie per ore»

CASTASEGNA - Possiede olfatto e vista degni di Shere Khan, la tigre del Libro della giungla. Ma, per disgrazia dei turisti diretti in Engadina, veste la divisa della guardia di confine e il suo territorio di caccia si trova nel gabbiotto bregagliotto di Castasegna. Dal valico italo-svizzero non passa infatti lo Shahtoosh, la pregiata lana di chiru, l’antilope tibetana che si trova sulla lista delle specie a rischio d’estinzione. Ma indenni non transitano neppure sciarpe, scialli e altri tessuti sospettati di essere fatti con pelo di qualche animale protetto. E non solo.

Di settimana scorsa è il caso di una turista nella cui borsetta lo zelante funzionario elvetico ha trovato una scatoletta portamedicine con il coperchio… di tartaruga (quella paccottiglia che andava di moda al tempo che fu). «Stessa procedura poliziesca - denuncia l’avvocato Paolo Bernasconi che ha assistito alcuni di queste persone finite, quasi sempre inconsapevolmente, nella rete della Cites. A disciplinare la materia è infatti la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione in vigore anche in Svizzera dal luglio 1975.

Nobili intenti, ma effetti talvolta grotteschi. Come il caso, sempre seguito da Bernasconi, di una signora transitata da Castasegna con una vecchia e bucata sciarpa al collo, regalo di suo padre. In breve è stata trattenuta per ore dalle guardie di confine alle quali ha dovuto lasciare 3’000 franchi di cauzione e la sciarpa, spedita dritta a Berna per stabilire se la lana dello shahtoosh proveniva effettivamente dall’antilope tibetana. In parallelo la donna si è vista aprire due procedure penali, una doganale e l’altra per infrazione della Cites: «Un costo enorme - sostiene l’avvocato - per la Confederazione che deve seguire procedure che spesso finiscono in nulla. Basta ricorrere e poi ti restituiscono tutto poiché non c’è mai la prova della consapevolezza sull’origine. Spesso si tratta di regali di famiglia risalenti a molti anni fa».

L’iperzelo della guardia di confine di Castasegna ha già indotto qualcuno a scegliere altre strade: «È gravemente sproporzionato trattenere famiglie di turisti per ore e ore solo per stendere un verbale di poche righe. Ne conosco di talmente traumatizzati che ora passano soltanto dallo Julier per evitare quel doganiere che tratta malissimo i turisti. E i suoi superiori a Berna lo sanno, poiché vedono arrivare le cauzioni e i ricorsi».

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