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BELLINZONA
31.10.2018 - 09:000
Aggiornamento : 14:18

«Caro Badasci, senza la canapa light sarei morto di fame»

Niente sussidi agli agricoltori che coltivano l’erba legale. Lo chiede il granconsigliere leghista al Governo. Ecco la testimonianza di un contadino che racconta la sua scelta “forzata”

BELLINZONA – Niente più sussidi agli agricoltori che scelgono di coltivare la canapa light. «Va bene che sia legale, ma almeno non sia sussidiata». È in sintesi il pensiero di Fabio Badasci, granconsigliere leghista, espresso in un’interrogazione inoltrata di recente al Consiglio di Stato. Il riferimento è al boom di contadini che, dopo la legalizzazione dell’erba con THC inferiore all’1%, hanno deciso di convertire, seppure parzialmente, le loro coltivazioni. Una ventina in tutto il Ticino, soprattutto sul Piano di Magadino. Tio/ 20 Minuti ha incontrato uno di questi agricoltori. «Faccio questo mestiere da una vita – spiega –. Negli ultimi 7-8 anni ho perso 100.000 franchi di fatturato all’anno. Solo con pomodori e zucchine, di questo passo, sarei morto di fame».

Prodotti pagati poco – Il nostro interlocutore, che desidera mantenere l’anonimato sia sulla sua identità, sia sul luogo in cui ha l’azienda, ci accompagna tra le sue serre. E racconta le ragioni della sua scelta. «Pensate ai pomodori “Peretti”. Gli intermediari ce li pagano 50 centesimi al chilo, quando per consentirci di stare a galla dovrebbero pagarceli almeno un franco in più. Poi nei negozi li trovi a 4 o 5 franchi. E il formentino? Ce lo pagano 5 franchi al chilo. In passato 10 o addirittura 15 franchi al chilo. Non so esattamente chi ci marcia sopra. So solo che io devo pensare alla mia azienda. Come si fa a tirare avanti così? La mia situazione è simile a quella di tanti altri agricoltori».

Controlli sempre più severi – Senza contare i controlli di qualità. «Sempre più severi e invasivi. Tanta merce la devo buttare solo perché è imperfetta. Dobbiamo controllare la forma, il peso. È scandaloso. Ho dei dipendenti. Devo, in un certo senso, sfamarli». Poi l’agricoltore torna sulla proposta di Badasci. «Io i sussidi li ricevo in quanto azienda agricola. Non, nello specifico, per gli ortaggi che coltivo. Parallelamente alla canapa, tra l’altro, continuo a coltivare anche gli ortaggi classici. Dal momento in cui una pianta viene legalizzata, perché i politici dovrebbero fare discriminazioni?»

La grande opportunità – L’azienda del nostro interlocutore è piuttosto isolata. «Io capisco che nei centri abitati una piantagione possa dare fastidio per l’odore. Ma, al di là di questo, non comprendo il moralismo di alcune persone. Io non ho mai fumato uno spinello in vita mia. Ma quando ho saputo che la canapa light veniva legalizzata ho intravisto una nuova possibilità imprenditoriale. L’opportunità di garantirmi un certo futuro. Certo, la lavorazione è complicata e laboriosa. Bisogna raccogliere le piante, pulirle, farle essiccare. È una nuova avventura».

Il treno che passa una volta sola – Il contadino ha preso la fatidica decisione circa un anno fa. «Ho seguito tutto l’iter burocratico. Non ho avuto alcun problema, perché la mia è sempre stata una ditta seria. Adesso stiamo facendo il primo raccolto. La venderò all’ingrosso, a ditte che poi la rivendono, sotto varie forme, ai negozi. Un migliaio di franchi al chilo. È un buon guadagno. Anche se penso che, col tempo, se aumenteranno le coltivazioni autorizzate, queste somme potrebbero calare. Intanto, però, cerco di cavalcare l’onda. Questo era un treno che passava una volta sola».

La voce dell’Unione – Agricoltori in difficoltà che si riciclano in coltivatori di erba legale. Come si pone l’Unione Contadini Ticinesi di fronte al fenomeno? «La discussione è ancora in corso – dice il segretario Sem Genini –. Non c’è ancora una visione univoca. Da una parte, ad esempio, ci sono ancora resistenze etiche. Il fatto che la canapa light sia legale, non ha abbattuto certe barriere. Per alcuni il consumo di erba legale resta il primo passo verso l’assunzione di altre sostanze».

Futuro ancora incerto – La situazione venutasi a creare, tuttavia, pone l’accento anche su altro problema, che ormai si trascina da anni. «E contro il quale lottiamo costantemente. Al produttore resta davvero poco guadagno rispetto al prezzo dei prodotti venduti in negozio. Il grosso finisce agli intermediari. Umanamente posso capire che un agricoltore in crisi possa fare due calcoli quando si trova di fronte la possibilità di migliorare gli incassi». Fino a quando proseguirà la “febbre della canapa”? Per Genini è difficile fare proiezioni. «Occorrerà vedere anche cosa accadrà, a livello legislativo, nel resto dell’Europa».


 

 

 

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