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CONFINE
26.10.2018 - 18:020

L'Osservatorio ha acceso oltreconfine i riflettori sul frontalierato

Bilancio della prima riunione di quest'organo permanente italiano che dovrà offrire suggerimenti per le decisioni regionali e statali: «Non solo ristorni, ma anche temi come la coesione sociale»

COMO - Dopo essere stata posticipata di una settimana, si è svolta oggi a Como nella sede dell’Amministrazione provinciale la prima riunione dell’Osservatorio Permanente sul Fenomeno del Frontalierato Italia/Svizzera. Un organo creato con l’obiettivo di rilevare ogni aspetto del lavoro frontaliero che abbia conseguenze e ricadute significative sui lavoratori stessi, nonché sui territori italiani e ticinesi interessati dalla questione. E che annovera tra i membri, oltre ai Presidenti delle Province di Como e di Varese, un rappresentante delle Camere di Commercio delle due province, rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei frontalieri aderenti al Comitato sindacale interregionale CSIR Ticino, Lombardia e Piemonte, i rappresentanti politici dei comuni maggiormente interessati al fenomeno del frontalierato per numero di lavoratori coinvolti (Como città, Olgiatese, Lago, Bassa Comasca e, per la Provincia di Varese: Varese città, Comunità Montana Valli del Verbano, Comunità Montana del Piambello, Comuni beneficiari dei ristorni in territorio non montano). E infine rappresentanti di Regione Lombardia e Canton Ticino ai quali è garantito il diritto di tribuna.

Un tavolo di discussione - «È stata una riunione densa in cui abbiamo condiviso una serie molto vasta di questioni sulle quali potremmo lavorare evidenziando che il nostro scopo primario è quello di conoscere bene questa realtà del lavoro tranfrontaliero in tutte le sue implicazioni anche sociali – spiega a Tio.ch/20 minuti Maria Rita Livio, Presidente della provincia di Como - Sono state enunciate da parte di tutti alcune questioni tra le quali anche la possibilità di lavorare nell’ottica di monitorare informazioni corrette che vengono da una fonte istituzionale e quindi meritevoli di attenzione per poter essere di aiuto avanzando suggerimenti e proposte a chi poi ha poteri deliberativi». Infatti l’osservatorio non è un organo istituzionale e non ha nessun potere, ma vuole essere un luogo di discussione dove affrontare sotto diverse angolature la questione del lavoro frontaliero per offrire agli organi decisionali regionali e statali suggerimenti e pareri.

Per un inserimento armonico - Tra i partecipanti alla riunione odierna anche Francesco Quattrini, delegato ad interim per le relazioni esterne del Canton Ticino: «C’è stato uno scambio di idee e obiettivi con una lista di temi sui quali l’Osservatorio vorrebbe concentrarsi a lungo e medio termine partendo dalla pressione del mercato del lavoro. Quindi non solo della difesa dell’interesse del lavoratore transfrontaliero ma come esso possa inserirsi in modo più armonico nel mercato del lavoro ticinese». Il già consigliere e sostituto del capo missione all’Ambasciata svizzera di Bogotá, in Colombia dal 2007 al 2010 ha precisato al nostro portale di aver partecipato alla riunione in qualità di segretario della Regio Insubrica: «In questo modo posso riportare all’ufficio presidenziale e quindi a Piemonte Lombardia e Canton Ticino. La Regio, infatti, è una sponda per cercare di integrare la sua azione con altre iniziative che si stanno facendo. Come quella del mercato del lavoro per esempio che è anche oggetto del tavolo tecnico della Regio sull’economia».

Soddisfatti anche i sindacati - «Ci sono le condizioni per poter lavorare insieme nonostante gli interessi diversi che difendiamo ma con l’obiettivo comune di agevolare il lavoro dei frontalieri perché da un lato contribuisce all’economia svizzera e dall’altro al mercato di sbocco italiano. L’obiettivo è anche quello di introdurre nel dibattito pubblico e politico il tema del frontalierato non solo dal punto di vista fiscale, dei ristorni ma dando spazio a tematiche come la coesione sociale e la formazione professionale», ha spiegato a tio.ch/20 minuti Giuseppe Augurusa presidente del CsirTicino Lombardia e Piemonte. Che aggiunge: «Quello che questo organo non deve essere è una sovrastruttura che disperde energie e lavoro altrove. Non è un tavolo negoziale ma un tavolo il cui obiettivo è quello di confrontarsi su una serie di temi e deve fungere da elemento di spinta nei confronti di chi delibera».

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