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Remzije Kastrati con il figlio Barry
BELLINZONA
22.10.2018 - 08:500
Aggiornamento : 12:11

«Avevo prurito ovunque ed ero diventata tutta gialla»

Così inizia il calvario di Remzije Kastrati. La 59enne è stata la prima persona a essere operata in Ticino per un tumore complesso al fegato, ricorrendo a tecniche impiegate nei trapianti

BELLINZONA – «L’incubo è alle spalle. Ma ancora oggi vivo con la paura». Abbozza un sorriso amaro, Remzije Kastrati, mentre ci apre le porte del suo appartamento, a Bellinzona. La 59enne originaria del Kosovo a luglio è stata protagonista di un singolare intervento chirurgico. Per la prima volta in Ticino un’equipe medica ha potuto operare un tumore complesso al fegato, ricorrendo a tecniche solitamente impiegate per i trapianti. «Questo – specifica il dottor Ruben Balzarotti, chirurgo che l’ha operata all’Ospedale Civico di Lugano – significa che oggi anche a sud delle Alpi possiamo intervenire chirurgicamente e con tecniche innovative per curare malattie complesse al fegato e al pancreas».

Dati raddoppiati – Un dato non da poco, se si pensa che negli ultimi decenni il numero di persone con patologie al fegato e al pancreas ha subito una forte impennata. «In passato – indica lo specialista –, avevamo una trentina di pazienti all’anno. Molti venivano trasferiti oltre San Gottardo. Oggi siamo quasi a 80 interventi annui in Ticino. E siamo sempre più in grado di operare il paziente sul posto, grazie anche al supporto di un team multidisciplinare cantonale rodato e a varie collaborazioni».

Oltre 10 ore di operazione – Così è andata per Remzije, donna forte e tenace, che si è sottoposta a un’operazione di oltre 10 ore. Un intervento complesso, in particolare dal punto di vista tecnico. «Tutto era iniziato a marzo – racconta la 59enne, seduta accanto al figlio Barry, classe 1985 –. Da un giorno all’altro, inizio a sentire un prurito pazzesco in tutto il corpo. Ovunque».

Al pronto soccorso – In quelle settimane, a causa del prurito, di notte Remzije non riesce a chiudere occhio. «Sono stata tre volte al pronto soccorso. Mi dicevano che poteva essere un’allergia. I miei figli, a un certo punto, notano che la mia pelle è diventata giallastra. In seguito, finalmente, sono stata mandata da uno specialista». Quel colore giallo derivava dall’ostruzione dei canali della bile. «Ecco come hanno scoperto che avevo un tumore maligno al fegato».

Una lunga marcia di avvicinamento – Per Remzije, e per la sua famiglia, comincia un periodo durissimo. Diversi interventi diagnostici e terapeutici precedono l’operazione di luglio. «Per tre mesi ho fatto dentro e fuori dagli ospedali, per preparare il fegato all’intervento». Poi arriva il grande giorno. Al Civico di Lugano, il team chirurgico costituito da Balzarotti e dal professor Pietro Majno-Hurst si occupa dell’operazione. «Fino a poco tempo fa – evidenzia Balzarotti –, prima dell’arrivo in Ticino di Majno-Hurst, un intervento del genere lo avremmo svolto a Ginevra. Alla signora è stata asportata più della metà del fegato. Abbiamo alzato l’asticella delle nostre competenze».

C’è ancora la chemioterapia – Oggi Remzije, dopo settimane di convalescenza, sembra stare bene. Anche se i problemi non sono del tutto finiti. «Una volta a settimana – ammette la donna – devo sottopormi a una seduta di chemioterapia, che mi stanca molto. Sarà così fino a gennaio. Poi spero che tutto sia davvero superato. Anche per la mia famiglia, che ha sofferto tanto a causa di questa situazione. A volte, quando mi metto a pensare, mi torna l’inquietudine. Anche perché sono sempre stata sana. Non avevo mai avuto problemi al fegato. Per fortuna che in casa ho i miei due bellissimi nipotini. Mi aiutano a ritrovare la gioia».

Boom di casi – Ma perché patologie di questo genere sono in aumento? Balzarotti avanza alcune ipotesi. «Per certi tumori lo stile di vita ha un’incidenza. Il fumo e l’alcol, ad esempio, rappresentano un grosso problema. Ma non è il caso della signora Remzije». La 59enne di Bellinzona non fuma e non beve alcol. «D’altra parte – conclude Balzarotti –, bisogna anche specificare che oggi le persone hanno una vita media più lunga. E che la medicina ha fatto passi da gigante. È dunque normale che ci arrivino più segnalazioni».

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