Keystone
LOCARNO
10.08.2018 - 20:000
Aggiornamento 21:01

Il premio Oscar Dujardin: “Hollywood? Non mi interessa”

Incontro con il celebre attore francese Jean Dujardin, Oscar nel 2012 per il migliore attore in “The Artist”. Flemma inglese, ma francese fino al midollo. In Piazza Grande sabato

LOCARNO - Prima mondiale per il film francese “I feel good” di Benoit Delépine e Gustave Kervern, in Piazza Grande sabato sera a chiusura dell’edizione numero 71 del Locarno Festival.

Monique dirige una comunità Emmaus nei pressi di Pau, nel Sud della Francia. Dopo diversi anni d’assenza, suo fratello Jacques (interpretato da Jean Dujardin) ritorna e si presenta da lei in accappatoio bianco, preso da un albergo da cui è scappato perché non aveva i soldi per saldare il conto. La prima immagine del film è proprio questa: Jacques che cammina spedito ai bordi dell’autostrada. È un buono a nulla con un’unica ossessione: trovare l’idea che lo renderà ricco. Più che una rimpatriata di famiglia, sarà lo scontro tra due visioni del mondo.

Monique che crede nella solidarietà e lotta contro le conseguenze di un mondo del lavoro che espelle le persone creando emarginazione. Jacques pensa che solo i soldi possono dare felicità, libertà, potere, prestigio. E apostrofa la sorella dicendo: «C’est pas Karl Marx qui va t’aider à avoir un jacuzzi ou une pergola» (Non è Karl Marx che ti aiuterà ad avere un jacuzzi o un pergolato).

Nelle intezioni dei due registi “I feel good” è un vero film politico: «Mostriamo quanto l’individualismo forsennato e la volontà di diventare ricco, senza pensare alla conseguenze, è una malattia. Le comunità di Emmaus indicano un’altra via, perché senza decrescita finiremo contro un muro».

Incontro con il protagonista:

Jean Dujardin l’Oscar vinto nel 2012 l’ha cambiata?

No. Ho ritirato la mia statuetta, che mi ha fatto molto piacere evidentemente, e sono tornato in Francia. Non mi interessa Hollywood. Non sono americano. Mi piace il cinema americano con attori americani. Per quel che mi riguarda voglio girare nella mia lingua. Sono francese fino al midollo.

Eppure la notorietà deve pur contare nella vita di un attore…

A me la notorietà ha fatto bene, mi ha dato fiducia perché da qualche parte sono un insicuro e uno spirito tormentato. La professione di attore, con cui ho un rapporto molto intimo, mi permette di progredire perché ogni sfida ti aiuta a crescere.

Come si ricarica?

È molto importante la mia famiglia, mi permette di ripatire per nuovi impegni cinematografici. Mi piace anche fare giardinaggio… sarà per il mio cognome...

Che cosa l’ha spinta a girare questo film, in cui ha dovuto interagire con attori non professionisti? 

Prima di tutto una promessa a Benoit e Gustave. Era da molto tempo che non leggevo una sceneggiatura così interessante. E poi non voglio fare sempre le stesse cose. Mi piace sorprendere. Quando si è attori bisogna essere disponibili, aperti. I due registi sono molto bravi a dirigere, lasciano una certa libertà. Mi sono sentito come con Claude Lelouche. Con attori non professionisti bisogna sapersi adattare in permanenza, muoversi con rispetto e delicatezza. Anche questo è un modo per crescere e andare avanti.

Jacques è un buono a nulla, ossessionato dal successo e dai soldi. Come si è preparato ad interpretare questo ruolo?

Ho bisogno di somigliare al personaggio e non di somigliare a me stesso. Per questo non mi ha fatto assolutamente nulla essere sempre mal vestito, mal pettinato, trasandato. Ho preso anche qualche chilo. “I feel good” è un film su persone malconce e Jacques ne fa parte, anche se pensa in modo molto diverso.

C’è una possibilità di riscatto per Jacques?

Cerco sempre di riscattare i personaggi che interpreto, anche i più idioti. Spesso passa da un certo candore. Se devo impersonificare un idiota, è meglio che risulti accattivante. La compassione deve esserci sempre, altrimenti tutto è aridità. Amo per esempio certe commedie italiane con Vittorio Gassmann, dove il personaggio può essere terribile, ma nel contempo sa essere una simpatica canaglia.

Che cosa le ha dato questo film, girato all’interno della comunità di Emmaus?

Questi film è un inno all’umanità. Ci dice che non si “riparano” le persone come si riciclano gli oggetti, anche se Jacques pensa di poterlo fare. C’è molta poesia e solidarietà di cui abbiamo molto bisogno. L’incontro con Germain, il responsabile della comunità, mi ha molto impressionato. Mi sono subito innamorato sia del villaggio, sia dell’idea alla base di questa comunità fondata dall’Abbé Pierre. Il mio contatto con i compagni di Emmaus si è svolto nella più completa armonia. La mia prima preoccupazione è stata quella di non tradirli.

I registi dicono che si tratta di un vero film politico. Lei che cosa pensa?

Penso che sia piuttosto un film umanista. Proporre una divisione tra destra (Jacques) e sinistra (Monique) è un po’ riduttivo. “I feel good” propone sicuramente una critica sociale nell’illustrare il peso dell’emarginazione. Ma ciò che conta fondamentalmente è la dimensione umana grazie soprattutto ai compagni di Emmaus. E mostrare che l’utopia dell’Abbé Pierre funziona.

E se le proponessero di interpretare il ruolo di presidente della Francia?

Mmmh, pas mal. Sì, potrebbe interessarmi.

Commenti
 
Um999 4 gior fa su tio
Un altro che sputa nel piatto che gli dà da mangiare, se gli fa così schifo il cinema fuori dalla sua lingua madre perché ha ritirato la statuetta? Tutte queste persone che hanno fatto la loro fortuna e rinnegano tale via sono una banda di falsi, non stanno facendo altro che interpretare l’ennesimo ruolo. Falsi fino al midollo proprio come si è definito lui ... ah scusa francese fino al midollo.
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Ultimo aggiornamento: 2018-08-15 18:53:12 | 91.208.130.87