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22.06.2018 - 13:280

«Meno casi di dumping con l'indennità di disoccupazione versata ai frontalieri»

Ne è convinto l'OCST che accoglie positivamente l'accordo deciso a Bruxelles e punta il dito contro Cassis

BELLINZONA - Secondo quanto deciso ieri a Bruxelles, la Svizzera potrebbe essere chiamata a versare le indennità di disoccupazione direttamente ai lavoratori frontalieri, i quali sarebbero sottoposti alle stesse condizioni dei lavoratori residenti, per esempio rispetto alle ricerche di lavoro. La decisione di modificare questo Regolamento europeo deve passare per l’approvazione formale del Parlamento europeo; la Svizzera sarà poi chiamata ad un tavolo di discussione. L’entrata in vigore di questa misura non è quindi imminente.

L'accordo, nel frattempo, è stato accolto positivamente dall'OCST. «È comunque chiaro che questa decisione se verrà applicata influenzerà i conti dell’Assicurazione disoccupazione alla quale bisogna tuttavia riconoscere che per molti anni i lavoratori frontalieri hanno contribuito ricevendo poco in cambio - sottolinea il sindacato -. Inoltre in questo modo l’Assicurazione disoccupazione si allinea a quanto accade per le altre assicurazioni sociali (invalidità, infortuni, AVS…) per le quali i contributi vengono pagati in Svizzera, come le indennità».

I pro - «Del resto - prosegue l'OCST -, il fatto poi che per molti anni i lavoratori frontalieri abbiano ricevuto una disoccupazione molto inferiore rispetto al loro stipendio ha alimentato ancora maggiormente il dumping salariale, invitandoli ad accettare condizioni indecenti pur di non perdere il posto di lavoro».

I contro - L’OCST, in tutto ciò, valuta anche i contro: «Questo accordo di fatto renderà ancora più debole, ai fini della protezione della manodopera residente, la misura di annuncio obbligatorio dei posti di lavoro vacanti agli Urc. Ciò mette in luce ancora una volta, come la protezione del mercato del lavoro si giochi innanzitutto sull’incentivazione della responsabilità sociale delle imprese che operano sul nostro territorio, rispetto ai livelli salariali e alle condizioni di lavoro, ma anche in materia di assunzioni e formazione del personale. Questi obiettivi possono essere raggiunti in primo luogo nell’ambito di un’apertura alla contrattazione collettiva, accompagnata da un deciso impegno in questo senso delle associazioni padronali e dell’ente pubblico».

«Le parole di Cassis hanno fatto male» - Il sindacato non dimentica di ricorare l'importanza di controlli su eventuali abusi «per i quali sono fondamentali, ed ha fatto male sentire affermare il contrario proprio dal Consigliere federale ticinese, le misure di accompagnamento alla libera circolazione, che vanno rafforzate».

La seconda preoccupazione riguarda i giovani lavoratori «particolarmente penalizzati dalla riforma del 2011». L’OCST aveva infatti chiesto che i risparmi che l’Assicurazione disoccupazione aveva conseguito dalla riforma venissero in parte impiegati per l’introduzione di misure di sostegno per i giovani. «Sarà discusso nella prossima sessione al Consiglio nazionale un postulato di Marco Romano in questo senso - conclide l'Organizzazione Cristiano-sociale ticinese -. Nonostante l’aggravio dei conti previsto, l’OCST continuerà a chiedere una maggiore protezione di questa categoria di lavoratori».

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