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LUGANO
17.04.2018 - 08:350
Aggiornamento 11:58

«In Ticino per fare le cameriere, costrette a prostituirsi»

Le vittime di tratta d'esseri umani sono una realtà anche da noi. Una decina di casi nel 2017, secondo May Day. Che assieme ad altre due associazioni ha appena aperto una helpline dedicata

LUGANO - Nessuno se ne accorge, ma sono tra noi. A prima vista gli “schiavi” non si distingono dai loro compagni di sventura: collaboratori domestici, prostitute, migranti clandestini. Ma a fare quello che fanno in Ticino – è la differenza – ci sono arrivati contro la propria volontà. Con l'inganno, la violenza o un mix delle due cose.  

False promesse - Sono «una decina» le potenziali vittime di tratta d'esseri umani di cui l'Antenna May Day è venuta a conoscenza nel 2017 nella Svizzera italiana. Nove su dieci erano donne. Cinque di loro sarebbero state attirate in Ticino dai paesi d'origine (Brasile, Romania, Polonia, Macedonia) con la promessa di un lavoro domestico o nella ristorazione. Per poi ritrovarsi a lavorare in condizioni di sfruttamento. «Alcune pensavano di venire qui a fare le cameriere, e si sono addirittura ritrovate costrette a prostituirsi» spiegano dall'associazione.

Numeri incerti - In altri casi si trattava di richiedenti asilo, vittime delle angherie di scafisti e passatori nel lungo viaggio dall'Africa (Somalia e Nigeria in particolare). A parte due persone, vadetto, tutti avevano già lasciato la Svizzera quando l'associazione è venuta a conoscenza delle loro condizioni. «Purtroppo i casi vengono alla luce dopo, in genere. Ci vengono riferiti da vari enti o testimoni» spiega la responsabile Monica Marcionetti. «Non abbiamo idea di quante possano essere le vittime di tratta che attualmente vivono nel nostro Cantone. Di sicuro, più di quante riusciamo ad identificare».

La linea telefonica - Per questo l'associazione, assieme a Primis e Antenna Profughi, ha aperto da tre settimane la prima linea dedicata in Ticino. La helpline 0800123321 è attiva tre giorni a settimana (martedì, mercoledì e giovedì) dalle 14 alle 16.

Finalmente anche in Ticino - «Siamo partiti in sordina, anche perché abbiamo poche forze. Ci dividiamo i giorni in tre operatori» spiega Marcionetti. «Per noi era importante tuttavia fare qualcosa, per aumentare le possibilità di intercettare potenziali vittime. In Svizzera tedesca e romanda questi servizi esistono da tempo». 

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Ultimo aggiornamento: 2018-07-23 07:43:13 | 91.208.130.87